Ferite a morte – Serena Dandini

Ferite a morte

Ferite a morte

Gliel’aveva detto a tutti, a mia madre, a mia suocera, ai carabinieri, ai colleghi di lavoro, quando dico tutti è tutti. [ ] pure alla sala giochi lo sapevano tutti e anche i clienti del salumaio, l’aveva detto pure a loro che mi avrebbe ammazzata. [….] Una sola cosa non mi torna, ma se lo sapevano tutti perché gliel’hanno lasciato fare?

E io, perché gliel’ho lasciato fare?”

Dopo averne sentito parlare in televisione, ho trovato questo libro al supermercato. E l’ho letto d’un fiato. Con tanta angoscia.

Il progetto “Ferite a morte”, anche in teatro, si propone, come l’Autrice scrive nel risvolto di copertina, di diventare uno dei mezzi con i quali le donne continueranno a farsi sentire perché il tema del femminicidio (o di come cavolo lo vogliamo chiamare se questo termine non ci piace) venga affrontato nella famosa agenda di un qualsiasi governo italiano.

I numeri parlano chiaro: in Italia ogni 2-3 giorni una donna viene uccisa in ambito domestico. Dal marito, dal fidanzato, dall’ex, dal padre, dal fratello.

Il massacro, a livello mondiale, è sconcertante, tenendo presente tra l’altro che la maggior parte dei dati non è completa. In molti paesi le donne uccise semplicemente spariscono. In molti paesi le bambine semplicemente non vengono fatte nascere. In molti paesi le donne-schiave semplicemente vengono spinte al suicidio per le troppe torture e abusi che sono costrette a subire. In molti paesi le mogli semplicemente sono oggetto di incidenti in cucina e semplicemente prendono fuoco.

In questo libro parlano le donne e le bambine morte, finalmente libere di raccontare la loro verità, finalmente libere dalle violenze, dalle sofferenze, dagli abusi, dalle persecuzioni. E parlano, anche con sorprendente ironia, della loro storia, del loro compagno, dei loro sogni o del loro mondo.

Nella seconda parte del libro, intitolata più che a proposito “Ogni riferimento a fatti e persone non è puramente casuale”, parlano i dati. Sul femminicidio in generale, i delitti d’onore in Afghanistan e Pakistan, il femminicidio in Messico e America Latina, la via dell’AIDS, le schiave globali, l’infanzia rubata, la violenza domestica in Giappone, la morte a causa della dote nei paesi dell’Asia del sud, i diritti civili e la violenza contro le donne nei territori palestinesi, la tratta di persone a scopo di sfruttamento sessuale, le mutilazioni genitali femminili, la condizione delle donne della Federazione Russa, l’infanticidio femminile.

A conclusione una serie di leggi e pratiche virtuose in uso in alcuni paesi e dai quali dovremmo copiare e l’elenco di una serie di siti e centri antiviolenza cui potersi rivolgere per informazioni o aiuto.

Sì, questo libro l’ho letto d’un fiato, scoprendo alcune cose tremende di cui non conoscevo l’esistenza e soffrendo per altre ahimè tristemente note.

Si deve fare qualcosa. Dobbiamo fare qualcosa.

Il libro: Ferite a morte

L’autrice: Serena Dandini

Il bacino d’utenza: Tutti: le donne perché imparino a difendere i loro diritti, ad opporsi agli stereotipi culturali, a non sentirsi in colpa e a volersi bene; gli uomini perché imparino a difendere i diritti delle donne, ad opporsi agli stereotipi culturali, a rispettare le donne.

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8 commenti

  1. Bel post Robbbs. Mi hai fatto venir voglia di leggere un libro che avevo, con la mia solita puzza sotto il naso, completamente ignorato!

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    1. Devo dirti che è finito nel carrello della spesa un po’ così, spinta dallo curiosità ma forse più dallo sconto….Oltre alla parte “romanzata” (che poi narra di fatti veri pur cambiando nomi e luoghi) mi ha colpito la seconda parte che si basa su dati veri (resoconti, convenzioni, statistiche con bella bibliografia finale).

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  2. Anche io sono incuriosita da questo libro. Perciò grazie per il post! Per fortuna negli ultimi tempi l’attenzione sulla violenza sulle donne è un po’ più forte… e i dati purtroppo sono agghiaccianti (recentemente ho visto una puntata di Presa Diretta che ne parlava in modo molto dettagliato e la situazione è veramente sconfortante!). Speriamo che l’impegno di tante donne serva ad aiutarne tante altre!

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    1. Grazie a te, Sara. Non ho visto la puntata di Presa Diretta, ma sono d’accordo con te: l’attenzione sul tema è senz’altro maggiore, però purtroppo anche quest’anno i numeri non cambiano e nei primi mesi dell’anno sono in drammatica linea con gli anni precedenti! Spero anch’io nell’impegno di tante donne, ma anche di tanti uomini.

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  3. Mi hai incuriosito. Sullo stesso argomento ho letto “Malamore” di Concita De Gregorio, ma penso di leggere anche questo: è un argomento su cui non bisogna mai smettere di aggiornarsi.

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    1. E tu mi hai incuriosito con Malamore, che non ho letto. Grazie del suggerimento!

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  4. Questo è un libro che vorrei leggere ma anche uno che non vorrei mai leggere. Non so se mi spiego bene, ma è uno di quei libri che vorresti non aver bisogno di leggere. Invece il problema esiste. Anch’io ho visto quella puntata di Presa diretta. L’ho vista fino alla fine, angosciata ma quasi ipnotizzata dalle storie raccontate. So che questo libro se è ben scritto mi farà lo stesso effetto, ma ho paura dell’amaro che può lasciare in chi legge. Lo leggerò, anche se già mi angoscia.

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    1. Ti spieghi benissimo! Anch’io ho e ho avuto le stesse sensazioni e le stesse angosce.

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