Philipp Meyer – Il figlio

Il figlio

Il figlio

La storia narrata ne Il figlio copre le generazioni di una famiglia, quella dei McCullough, a partire dalla metà del 1800 fino agli anni duemila. Non si tratta di una saga familiare in senso stretto, perché della lunga stirpe dei McCullough solo tre sono le figure illuminate dal racconto.

Nell’intenzioni dell’autore questo libro voleva esplorare la mitologia della nascita dell’America. Proprio per questo Meyer non poteva prescindere dal mito del selvaggio west e dall’occuparsi dei nativi americani. Perché è proprio questa frontiera il luogo di fondazione della moderna America.

Il primo piano narrativo è affidato alla voce narrante di Eli Mc Cullough, il Colonnello, sopravvissuto a soli otto anni al massacro della sua famiglia da parte degli indiani Comanche e poi da loro adottato. Eli riesce, grazie alla sua forza fisica, ad elevarsi dalla condizione di schiavo a quella di guerriero, imparando a togliere scalpi dalle teste degli stessi bianchi dai quali proviene. Il ritorno fra i bianchi non sarà facile per Eli, ma l’infanzia crudele trascorsa lo trasformerà in un individuo spietato in grado di creare dal nulla un vasto allevamento e poi un impero petrolifero.

L’altro piano narrativo è quello di uno dei figli di Eli, Peter, considerato un debole dal padre. In realtà un uomo la cui morale tenta di innalzarsi sopra a quella comune fra i rancheros dell’epoca. La voce di Peter, in prima persona, è affidata alle pagine di un diario. Le vicende narrate coprono i primi 50 anni del XX secolo, ripercorrendo le tensioni fra texani e messicani, la creazione dei primi pozzi petroliferi, la seconda guerra mondiale.

Il terzo piano narrativo, questa volta in terza persona, è quella della pronipote di Eli, Jeanne che diventerà una donna potente di un mondo maschilista.

I tre piani si intersecano e si alternano, permettendo al lettore di orientarsi a poco nella vicende della famiglia Mc Cullough e nella reale scansione cronologica degli eventi.

Gli altri personaggi dell’albero genealogico sembrano scomparire sullo sfondo, inghiottiti dalla guerra  o ridotti a brevi comparse del grande affresco di storia americana che ci offre Philip Meyer.

Non ci sono buoni e non ci sono cattivi. Ci sono storie che si intrecciano e uomini, azioni, distese di territori immensi. Quello che sembra legare Eli, Peter e Jeanne è una grande solitudine, sia fisica sia emotiva.

Qui l’intervista a Philipp Meyer a Rai Letteratura.

Il libro: Il figlio

L’autore: Philipp Meyer

Il bacino d’utenza: consigliato a chi ama i grandi affreschi storici e la narrativa americana contemporanea. Non è un libro facile, per la complessità narrativa e la crudeltà di alcune scene ma si tratta di un libro notevole. Uno di quei libri che, una volta chiuso, continua a rigirare nel mio cervello.

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2 commenti

  1. Penso di provare a leggerlo. In genere non mi dispiacciono questi romanzi ad ampio respiro. Ti saprò dire.

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  2. Mi sembra interessante anche se no è proprio il mio genere, un abbraccio

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