Paura di Stefan Zweig

Paura

Paura

Nella Vienna inizio secolo Irene, una giovane donna borghese, madre di due figli e moglie di un importante avvocato, inizia una relazione clandestina con un pianista. Non c’è nulla che non vada nella sua vita e nulla che le attiri nel pianista se non il desiderio di evadere da una routine che la annoia.

Non c’è amore, non c’è desiderio e dopo qualche tempo la sua relazione clandestina diviene anch’essa parte di una routine. Fino a quando una sconosciuta, che si presenta come fidanzata del pianista, attenderà Irene mentre esce dalla casa dell’amante e la bloccherà per ricattarla.

Da qui ha inizio la discesa agli inferi di Irene che solo allora si renderà conto di quanto avrebbe da perdere se il marito venisse a conoscenza della sua relazione.
Un crescendo di ansia, angoscia, terrore e paura.

Stefan Zweig ha la capacità di tenerti incollato alla pagina, scrive con rara maestria, indaga e disseziona l’animo umano. La sua prosa ricorda Schnitzler del quale era amico e conterraneo e Joseph Roth, del quale fu mecenate e con il quale intrattenne una fitta corrispondenza.

Eppure, nonostante abbia divorato la novella di Zweig e nonostante la sua l’indubbia abilità narrativa, il libro mi ha lasciato l’amaro in bocca. L’ho trovato moralista e anche un po’ datato, a differenza di altri testi suoi contemporanei (è del 1910).

Il marito, deus ex machina, impartisce alla donna – che è superficiale, egocentrica oltre che fragile e sciocca – una lezione sul valore della paura e della vergogna.
Solo dopo la catarsi la donna potrà essere ricondotta, all’ovile.
L’intento pedagogico mi è sembrato un bel distillato di moralismo maschilista!

Credo di aver iniziato il mio percorso di conoscenza (tardivo) di questo scrittore con il libro meno adatto a me. Sicuramente leggerò Bruciante Segreto, che ho già in libreria.

Una curiosità: dal libro nel 1954 venne liberamente tratto La Paura diretto nel 1954 da Rossellini, con Ingrid Bergman protagonista.

Il libro: Paura

L’autore: Stefan Zweig

Bacino di utenza: amanti della narrativa mitteleuropea di inizio secolo. Astenersi femministe 🙂

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2 commenti

  1. Zweig scrive bene e ricordo che questo racconto mi era piaciuto. Certo come scrivi tu il moralismo maschilista è piuttosto sottolineato ma devo dirti che la protagonista mi aveva piuttosto infastidito per la sua vacuità e francamente il fatto che sia stata “punita” dallo stratagemma del marito non è dispiaciuto granchè 😉

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    1. Protagonista odiosa…concordo con te. Ma il marito non è da meno!

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