Il troppo stroppia

goldfinch-881x1024Se solo fosse possibile aprire a caso questo libro e leggerne dieci pagine. Se solo non avesse trama. Se non avesse uno svolgimento cronologico. Ne consiglierei la lettura a spizzichi e bocconi. Ne raccomanderei dosi minime che lascino sempre un po’ di fame.
Le feste in Terronia sono all’insegna del troppo. Troppo buono. Troppo tanto. Troppo unico. Troppo raro. Troppo prezioso. Il cibo sublime diventa disgustoso, e si finisce per pensare al digiuno come a una gioia dei sensi.
The Goldfinch sembra una Pasqua ebolitana. Apri la prima pagina e pensi che non ne avrai mai abbastanza. Dopo cinquanta lo adori ancora, perché la storia è struggente e la scrittura perfetta. Dopo duecento pagine le emozioni sono tutte in formicolio. A duecentocinquanta i sensi sono anestetizzati. E anche se tutto è bello e buono nella prima pagina come nella settecentocinquantesima, neanche Gargantua e Pantagruel hanno più voglia di leggere.
La storia di Theo è la storia di un lutto, di una perdita, e della incapacità di ritrovare se stessi dopo un dolore inimmaginabile. Dell’ossessione come rifugio alla incapacità di provare emozioni. La storia di contatti umani malati e mediocrità che distrugge il mondo. E di come l’arte e la bellezza possano renderci liberi, ma anche schiavi del passato e dell’impossibile.
Vero che suona stupendo?

È stupendo! Però accidenti alla Tartt, che si dimentica di noi che leggiamo e viaggia per conto suo. Theo consuma droghe, alcool, strani mix barbiturici? Se la signora non lo ripetesse ogni tanto, ci sembrerebbe di leggere la storia banale di un liceale americano a Las Vegas. Theo è innamorato perso? Se non lo scrivesse di quando in quando ci sembrerebbe appassionato come una palla di polvere e capelli sotto un letto disfatto.
Ma io dico, la letteratura non è solo una bella storia e l’abilità dell’autrice. No, non so dare una definizione precisa. So solo dire che nel caso della Tartt non basta. Se penso alla Catton, e alla sua passione, fredda bollente, la letteratura frigida del cardellino la trituro, la aggiungo alla frazione umida e ne faccio del buon compost.
Meglio i lombrichi!

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12 commenti

  1. Che meravigliosa e sentita rece!!!

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  2. Roberto · · Rispondi

    Incazzatella la cugina che conosco meno…scrivi in maniera assai graffiante:mi piace

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  3. Emanuele · · Rispondi

    Interessante. Non ci ho capito niente, ma interessante.

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  4. Grazie Roberto, saresti incazzatello anche tu dopo 800 pagine di giringirello.
    Emanuele, grazie anche a te. E la prossima volta cerco di spiegare meglio, promesso

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  5. Emanuele · · Rispondi

    No, figurati, son io che son moderatamente tonto. Comunque ho l’impressione che ti sia rimasto il colpo in canna: cioe’, sei stata diplomatica, elegante, ma anche paonazza. Mi aspettavo che finissi la recensione con “mavvaf…”

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  6. Agata (e la tempesta) · · Rispondi

    Quindi il premio non è meritato? Geno, ma lo leggo o no? O torno al vero Dickens (ho un bel mattone che mi aspetta, ma Dickens è una garanzia!)

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  7. Agatuzza, ammetto che non sono pentita di averlo letto. Ma è uno spreco di talento.
    Se sei piena di energie positive puoi sopravvivere al pippone della Tartt, sennò vai tranquilla, parcheggia il cardellino a tempo indeterminato e leggi qualcosa di fulminante

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  8. L’ha ribloggato su Parla della Russia.

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  9. Silvia · · Rispondi

    Visto che hai citato la Catton, “Gli illuminati” quando esce? Avevano detto che Fandango lo faceva uscire in primavera ma ancora non c’è! Non vedo l’ora di leggerlo!

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  10. Mi sono sparata tanti di quei mattoncini che forse questo potrei evitarlo in tuo onore 😉

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  11. Mi spaventa il numero di pagine e mi chiedo cosa mai avrà da dire, da non poterlo condensare in meno spazio.
    Capisco bene il paragone con il cibo migliore che diventa indigesto, sono da poco tornata da una vacanza in Sud Italia 🙂

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