Stiamo tutti sotto il cielo

Ho deciso di leggere The Luminaries dopo l’annuncio che aveva vinto il The Luminaries Man Booker’s Prize, e tutti i critici letterari del mondo anglosassone sembravano impazziti per Eleonor Catton.

All’inizio ho fatto fatica ad ingranare, con una scrittura dove non succedeva nulla e dove tutto era raccontato, per sentito dire. E mi mancava, al mattino in metro, la voglia di aprirlo, e di leggere.

Click! Boom!

Quando meno te l’aspetti parte, e cominci a divorare. Avidità, corruzione, morte. Cattiveria, ipocrisia, quieto vivere. Tragedie personali, grandi saghe familiari. Il viaggio e la solitudine. La fatica e la povertà. La ricchezza e la fortuna. E la certezza che non esiste alcun Dio.

Ambientato in Nuova Zelanda ai tempi della corsa all’oro, ha una scrittura fredda e distaccata che analizza i personaggi dall’interno. Con un procedimento inverso Catton prima ne descrive il carattere, e poi li lascia liberi per il mondo, ad essere quello che sono. Li lascia vivere anche fuori dalla trama. Li lascia raccontare.

E d’un tratto la scrittura esplode in empatia, e diventa thriller.

Ad ogni personaggio la sua stella, la sua natura e il suo destino. Il cerchio astrale che si svolge curvo e si chiude su se stesso. Ogni capitolo lungo la metà del precedente.

Questi vezzi, quasi invisibili, non necessari alla comprensione della trama, durante la lettura li ho spesso ignorati. Ma in quelle ore in cui riassaporo ciò che ho letto, e già rimpiango i particolari più sottili che sto già dimenticando, quei vezzi, quelle superflue decorazioni, mi hanno lasciato in bocca un sapore meccanico di ferro e di lubrificante, un sapore di antico, di scuola, di classici, di epos.

Sapore di un positivismo astrale, dove i pianeti sono gli ingranaggi che macinano i personaggi. Dove il tempo si dimezza e il futuro non esiste. Dove i protagonisti non sono protagonisti. La natura umana è misera. E l’amore è una magia a cui nessuno crede.

Datemene subito un altro!

Il libro: The luminaries

L’autrice: Eleonor Catton

Bacino d’utenza: per i lettori che non si accontentano facilmente e in un libro vogliono tutto. Una trama avvincente, personaggi non banali, ambientazione rigorosa, perfetto virtuosismo accademico. E che hanno anche tanta pazienza, visto che in italiano non è stato ancora tradotto: era prevista l’uscita a marzo per Fandango, ma per ora tutto tace.

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6 commenti

    • La scrittura in sé non è complessa, è più la struttura del romanzo che è articolata, soprattutto all’inizio.
      Il consiglio è provarci e non demordere alle prime difficoltà. Non te ne pentirai, promesso!

      Mi piace

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