Cinque motivi per leggere Stoner di John Williams

Stoner
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1. Un libro che ti riconcilia con il piacere di leggere.

William Stoner è uno studente di Agraria ma si innamora della letteratura inglese attraverso un verso di un sonetto di Shakespeare. Non è affascinante, si sposa con la donna sbagliata, ama la figlia ma ha rapporti freddissimi con lei, è un bravo insegnante ma non indimenticabile, muore e nessuno si ricorda più di lui. Eppure noi lettori leggiamo avidamente la storia della sua vita. Il libro parla di persone mediocri e di vite normali riuscendo a renderle interessanti e avvincenti.

2. Il Missouri ombelico del mondo

Il libro è ambientato nel Missouri all’Università di Columbia. Non esattamente il centro del mondo. Anzi, come direbbe una cara amica “in kulonia”. Eppure c’è qualcosa in quelle terre poco sfiorate dai romanzi americani che rende interessante l’ambientazione. Una provincia con aspirazioni cittadine. una campagna asciutta, viali alberati e facoltà universitarie non esattamente prestigiose.

3. Una prosa limpida e pulita ma profonda al tempo stesso.

Un periodare pulito, poche parole non necessarie. Un’asciuttezza che fa da accompagnamento a un personaggio scarno, nei modi e nei sentimenti. Però mi ha incantata. E’ uno di quei libri che non vedi l’ora di riaprire per vedere come va a finire. Anche se non avviene nulla che non possa tranquillamente accadere nella vita di ognuno di noi.

4. La copertina

La copertina, con quella testa a metà su una tappezzeria smunta, dice da sola tante cose su un libro. Tutte le cose immaginate e suggerite, le troverete davvero qui dentro: ambienti universitari stantii, stanze illuminate e persone silenziose, sentimenti inariditi, vite soffocanti. “Un mondo in penombra“.

5. Il passaparola fra lettori

Il libro è stato pubblicato con un buon successo negli Stati Uniti nel 1965. Solo dopo quaranta anni è diventato un vero caso letterario qui in Europa, in Francia come in in Italia. E’ accaduto a altri autori prima di lui, pensiamo alla Nemirowskij. Un passaparola fra lettori che, quando avviene, è spesso per un motivo valido.

Se questo non basta, ecco qui qualche recensione seria sul libro di Stoner, d John E. Williams edito in Italia da Fazi  da alcune delle pagine  che seguo: Letto fra noi,  The Newyorker, l’intervista a McEwan su Repubblica.

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20 commenti

    • Bello ma che amarezza il comportamento rinunciatario di Stoner! Mi verrebbe voglia di entrare nel libro, prenderlo per le spalle e scrollarlo: “Reagisci, reagisci a quella odiosa moglie, reagisci alle angherie del capo dipartimento”. Invece Stoner si richiude sempre più, si ricurva sempre più

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  1. L’ha ribloggato su LibriPensierie ha commentato:
    Stoner è un romanzo affascinante. Ti catapulta nell’America degli anni ’50.
    Il romanzo si snoda in un atmosfera in bianco e nero, ben rappresentata dall’immagine in copertina. Un libro da leggere, perché rimane nel cuore.
    E le ultime pagine, tra le più belle che io abbia mai letto, meritano la lettura di tutto il libro.

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  2. Non trovi bellissime, Polimena, le ultime pagine? Leggere e profonde nel tempo stesso, ti lasciano con il fiato sospeso, quasi ti vien voglia di non respirare e far rumore.

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    • Verissimo Mariarosa. Peccato che le abbia lette mentre due bambini mi zompavano addosso…mi hanno tolto mooolta della poesia del momento. Però ‘sto Stoner, a volte mi veniva voglia di scrollarlo dalla sua rassegnazione.

      Inviato da HTC

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      • vabbè, un uomo rassegnato in mezzo a centinaia di storie di donne rassegnate. Pareggiamo un po’ i conti.

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  3. Posso aggiungere il sesto motivo? (il mio personalissimo sesto motivo, ovvio)
    Stoner è quello che incontri forse tutti igiorni sul tram senza salutare. O quello che lasci passare, ingobbito attorno a una cartella che tiene sotto il braccio, sulle strisce pedonali. E’ quello che aspetta più di tutti al bancone del caffé, quello che non ha moneta e devi aspettare che il fruttivendolo esca e vada dal lattaio per potergli dare il resto. E’ quello in fila per la pagella della figlia, con le mamme attorno che si chiedono perché mai non sia venuta la madre.
    Eppure te ne innamori, e forse solo nel Misoouiri poteva accadere.
    Grazia

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