La servitù ai tempi di Edoardo: Margaret Powell

Ai piani bassi
Ai piani bassi

Questo non è un libro che ti affascina per lo stile, per la poesia del testo, per la bellezza della trama. Non c’è né suspance, né azione.

Eppure è un libro che colpisce.

Ai piani bassi descrive la vita di una ragazza inglese di umili condizioni che è costretta ad andare a servizio appena quindicenne per aiutare la famiglia. Andare a servizio significava, ai primi del ‘900, entrare nei sotterranei delle dimore eleganti  e lavorare come sguattera per poi, dopo fatiche immani, potersi elevare al ruolo di cuoca, governante o prima cameriera. Un mondo gerarchicamente organizzato a immagine e somiglianza di quello “ai piani alti”, rigidamente definito da un codice di comportamento che ti imponeva di non rivolgere la parola al padrone di casa se non interrogato, di porgere qualsiasi cosa solo su un vassoio d’argento, di accettare le avances del padrone ma di non dare confidenza ai fattorini che passavano per casa.

Un mondo in cui, almeno fino alla seconda guerra mondiale, la divisione fra classi ricche e classi povere è nettissima: un abisso culturale, di linguaggio, economico e di libertà.

La protagonista di questo libro, scritto in prima persona, trova nella cultura la via d’uscita a una situazione che le pesa enormemente. I tempi che cambiano uniti alla sua voglia di apprendere la rendono una cuoca ricercata per pranzi e cene nelle case eleganti e permettono a lei di mandare i figli nelle scuole migliori e di frequentare l’università.

Il libro è stato scritto nel 1968 ed è uscito da poco nelle edizioni Einaudi, complice il successo della serie televisiva Downtown Abbey (in onda su Diva Universal e disponibile su Sky on Demand) che pare abbia preso ispirazione da questo romanzo.
Ma non vi fate trarre in inganno dalla fascetta: mentre Downtown Abbey è un insieme di intrighi, tresche, matrimoni sfumati e matrimoni combinati, punteggiati qua a là dalle vicende della servitù, il libro della Powell è rivolto unicamente alla sopravvivenza e alla fatica del lavoro nelle cucine o nei sotterranei.

Una servitù, quella descritta da Margaret Powell, che era poco differente dalla schiavitù:

Quando ripenso agli anni che ho passato a servizio, mi capita spesso di domandarmi perché il nostro lavoro fosse cosí poco considerato. Perché, per esempio, ci appioppassero senza tanti complimenti l’etichetta di «serve».

Forse, mi dicevo spesso, dipendeva dalla natura intima dei nostri doveri, tutto quel servire e riverire persone che erano assolutamente in grado di badare a se stesse, eppure poco ci mancava che li imboccassimo.

Per certi versi non si può dire che fossimo trattati molto meglio degli schiavi, dato che i padroni regolavano ogni aspetto della nostra vita: gli orari, i vestiti che indossavamo – sul lavoro, d’accordo, ma in un certo senso anche quando eravamo fuori casa. Persino il poco tempo che avevamo per noi era dominato dal pensiero che «bisogna rientrare al piú tardi entro le dieci».
Decisamente non eravamo liberi.  (p. 124)

Io ho provato un gran senso di amarezza anche se il tono è neutro, a volte persino divertente.

Il libro: Ai piani bassi
L’autrice: Margaret Powell
Il bacino d’utenza: Ai piani bassi non si occupa mai, se non di riflesso, della vita dei “signori” e la protagonista cambia luogo di lavoro e famiglia innumerevoli volte. Quindi, se volete leggere il libro perché avete apprezzato la serie Downtown Abbey, non fatelo. Se invece il vostro è un interesse “sociologico” se vi piacciono gli spaccati di cultura di un paese che ha dominato il mondo per parecchi secoli, Ai piani bassi potrebbe fare al caso vostro. Tra parentesi, a me Downtown Abbey piace da morire, very british!!

Dimenticavo di ringraziare lepaginestrappate e la bella rece qui!

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15 commenti

  1. L’ho letto qualche mese fa e mi era piaciuto proprio per il valore “sociologico” che rende interessante un libro in cui la trama non ha un vero e proprio intreccio. E tra parentesi anche io amo Downton Abbey anche se questo libro non c’entra per nulla come giustamente sottolinei.

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  2. Mi sembra un libro molto interessante. Mi piacciono particolarmente le ambientazioni british che siano di epoca vittoriana o del primo novecento e già per questo sembra fare al caso mio. Se poi aggiungiamo che la protagonista diventa una cuoca, allora lo devo assolutamente leggere!
    Grazie per la dritta, ciao!

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  3. leggendo la tua recensione mi è venuto in mente “Una stanza tutta per gli altri” che fa parte della produzione non poliziesca della alicia jimenez bartlet,protagonista la cameriera di Virginia Woolf ,finzione molto ben documentata(credo),ti seguo con simpatia ciao Gianni

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