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Philip Roth, di cui abbiamo letto Pastorale Americana, si racconta a La storia siamo noi. Per rivedere la puntata cliccare qui.

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4 commenti

  1. Di Philip Roth ho letto nell’ ordine “L’ animale morente”, “Indignazione” e “Quando lei era buona.” Ogni volta é stata una lettura scorrevole, interessante ma di certo non gradevole, anzi molto straziante.
    Sono sicuro che ci ricascherò e in futuro tornerò a leggere un suo libro (magari proprio “Pastorale americana”), semplicemente perché scrive troppo bene per ignorarlo, ma non sarà mai uno dei miei autori preferiti.
    Rimanendo in tema di autori strazianti, un altro classico esempio é Joyce Carol Oates. I suoi libri però sono molto meno disperati di quelli di Roth, e soprattutto in essi si percepisce la volontà (del tutto assente in Roth) di trovare qualcosa di positivo in mezzo a tanto dolore, di vedere la luce in fondo al tunnel.

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      • Ecco, “Sorella mio unico amore” mi manca. Della tua recensione mi ha colpito che tu abbia descritto lo stile della Oates come complesso: effettivamente qualche volta le prende la voglia di fare un po’ la complicata, alternando tra passato e presente, tra sogno e realtà eccetera, ma ti posso assicurare che in linea generale é un’ autrice molto semplice e soprattutto molto scorrevole.
        Il miglior libro della Oates (almeno tra quelli che ho letto) é senza dubbio “Uccellino del paradiso.”

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