Abigail: una Szabò un po’ meno…Szabò

AbigailGeorgina Vitay, in famiglia chiamata Gina, è una quindicenne un po’ viziata, orfana di madre, con un padre generale dell’esercito ungherese che la adora, un’istitutrice francese, una zia un po’ matta che la introduce nel mondo dell’alta società di Budapest e le fa conoscere il tenente Feri, giovane, bello, ricco, elegante ed in odor di carriera.

A breve, però, tutto questo deve finire: per motivi che le vengono all’inizio tenuti nascosti, il padre la porta in un collegio “bunker” religioso lontano da Budapest, il Matula, dove non può tenere i suoi piccoli oggetti preziosi (il rossetto che le ha regalato la zia Mimò, il pettine con il manico dorato, il portacipria), dove perde la sua libertà e dove subito, a causa di un gioco-tradizione della scuola che non riesce proprio ad accettare, si inimica tutte le compagne di classe.

Quando l’ho cominciato, non sapevo che Abigail fosse un “libro per signorine” scritto nel 1970 (e tra i libri più amati in Ungheria dopo I ragazzi della via Pal) e mi domandavo come mai questa Szabò fosse così diversa dalla Magda Szabò a cui sono abituata e di cui vado pazza: mi sembrava un po’ superficiale, quasi scontata, ma riconoscevo alcuni tratti tipici, come l’antipatia della protagonista (ne abbiamo parlato qui), l’amore sempre fortissimo per l’Ungheria con quell’atmosfera così particolare (un mondo così lontano dal mio che ho sempre voglia di conoscere), l’attenzione per i personaggi, ma anche per un contesto storico da cui non si può prescindere.

Chi ha letto nella sua infanzia/adolescenza i romanzi di collegio (io adoravo-e adoro tutt’ora!- La brigata di Collefiorito, un libretto edizione Salani che conservo gelosamente con la sua fodera di carta azzurra tutta strappata messa da mia madre ai tempi della sua adolescenza), può ben immaginare come proceda e finisca la storia: la sofferenza iniziale, la ribellione, l’evento-svolta che porta alla comprensione e all’accettazione, insomma tutti i necessari passaggi che insegnano a crescere e diventare adulti.

La trama è un equilibrio perfetto tra tutti gli elementi indispensabili per un libro del genere: il legame speciale con le altre collegiali prima nemiche poi amiche inseparabili, la severissima disciplina ed i giochi segreti, una diaconessa severa ma alla fine comprensiva, un affascinante professore estremo difensore dell’orgoglio ungherese, un trasandato professore in apparenza senza dignità che capita sempre a… sproposito, la seconda guerra mondiale, l’esercito ungherese alle prese con l’occupazione nazista, i ribelli che cercano di opporsi ad un inutile spargimento di sangue, il padre eroe, i primi amori, ma soprattutto la statua di Abigail in giardino che ti aiuta se le lasci un bigliettino di nascosto in cui le chiedi aiuto.

Io, non più adolescente da un po’ (o forse nella fase della seconda adolescenza???), mi sono divertita un sacco a leggerlo e l’ho finito d’un fiato. Sapevo che Magda non mi avrebbe deluso: per grandi o per piccini, per me è sempre una garanzia!

Il libro: Abigail

L’autrice: Magda Szabò

Il bacino d’utenza: “signorine” più o meno cresciute…

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2 commenti

  1. Bello! Non sapevo avesse scritto un libro per ragazzini.

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    1. Nemmeno io. Ho letto che ha scritto varie cose per ragazzi, ma in italiano, oltre ad Abigail, credo sia tradotto solo Lolò il Principe delle Fate.

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