Yasmina Khadra: Cosa sognano i lupi?

Cosa sognano i lupi

Cosa sognano i lupi

Cosa sognano i lupi? edito da Feltrinelli nel 2001 e poi ripubblicato da Mondadori nel 2008  non è certo un libro che lascia impassibili. E’ la descrizione del cammino di un normale ragazzo algerino, con qualche ambizioni cinematografica, verso il terrorismo islamico di più efferata matrice.

Questo è il suo racconto, una storia che parte proprio dalla fine, dalla morte imminente del protagonista. Come è potuto succedere? Come il bel giovane Nafa Walid arriva a commettere stragi, ad alzare la mano su innocenti, a violentare vergini, a sgozzare madri con i figli in braccio? E’ agghiacciante scoprire come gradino dopo gradino, in situazioni di evidente violenza, anche un normale individuo si può trasformare in un lupo, in un lupo che in branco genera strazio e paura, violenza senza senso e senza pietà.

In quello che descrive con brutale chiarezza Yasmina Khadra non c’è niente di sorprendente. Non ci sono cambiamenti improvvisi, tutto va come sembra debba andare dall’inizio. C’è una sorta di destino che spinge Nafa Walid  a diventare quallo che diventa:  prima semplice autista di una ricca famiglia algerina dove assiste a soprusi e angherie, poi raggirato da impresari che gli fanno sognare un futuro nel cinema francese, poi avvolto nelle spire del Fronte Islamico, ogni giorno sempre più fagocitato dalla violenza che dilaga nei quartieri poveri di Algeri.

Algeri era malata. Sguazzava nella sua merda purulenta, vomitava, defecava senza sosta. Le sue folle dissenteriche dilagavano dai quartieri poveri in eruzioni tumultuose. Il canagliume emergeva dai tombini, effervescente e corrosivo, pullulava nelle vie prosciugate da un sole di piombo. Algeri si aggrappava alle proprie colline, con il vestito alzato sulla vagina dilaniata, sbraitava le diatribe diffuse dai minareti, ruttava, grugniva, tutta imbrattata, ansante, con gli occhi stravolti, la bocca piena di bava mentre il popolo tratteneva il fiato davanti al mostro incestuoso che lei stava mettendo al mondo. Algeri partoriva. Nel dolore e nella nausea. Nell’orrore, naturalmente. Il suo polso scandiva gli slogan degli integralisti che sfilavano sui viali con passo da conquistatori. Vi sono momenti in cui i guru soppiantano i demoni. Allora la canicola si ispira alle fiamme dell’inferno per liquefare le menti. E gli uomini, a loro insaputa, si identificano con il carnevale dei dannati. Algeri bruciava dell’orgasmo dei fanatici che l’avevano violentata. Incinta del loro odio, dava spettacolo di sé nel punto in cui l’avevano montata, nella baia per sempre maledetta; figliava senza ritegno, certo, ma con la rabbia di una madre che si accorge troppo tardi che il padre del proprio figlio è il suo stesso rampollo.

Il ragazzo viene trascinato dal gruppo fino al suo primo omicidio: un magistrato freddato a colpi di pistola di fronte alla figlia.

Scoprivo, con estrema brutalità, che non vi era nulla di più vulnerabile, di più miserabile, di meno consistente di un uomo. Era incredibile. Insostenibile. Rivoltante. (pag. 288)

Nafa Walid tentenna, è sconvolto dall’enormità del male commesso. «Ma vedrai, a partire dal terzo omicidio tutto rientrerà nella norma, ti sentirai meglio» dicono i suoi compagni. Così superato il primo momento di sbandamento di assassinio in assassinio, di stupro in stupro Rafa Walid si trasforma in una bestia, in un lupo assetato di sangue.

Simili agli orchi della notte, i predatori si avventarono sulle loro prede. La sciabola colpiva, la scure annientava, il coltello tranciava. L’urlo delle donne e dei bambini coprì quello del vento. Le lacrime schizzavano più in alto del sangue.

Le fragili porte delle capanne crollavano sotto i calci. I carnefici massacravano senza fatica e senza pietà. Le loro spade troncavano la corsa folle dei marmocchi, rimestavano l’anima dei suppliziati. Ben presto i cadaveri si ammassarono nei patii, ben presto le pozzanghere di pioggia furono rosse di sangue. E Nafa colpiva, colpiva, colpiva; sentiva solo la rabbia pulsargli alle tempie, vedeva solo il terrore dei volti torturati. Preso in un vortice di urla e di furore, aveva perduto completamente la ragione. Quando sono tornato in me, era troppo tardi.

Il miracolo non c’era stato. Nessun arcangelo mi aveva fermato la mano, nessun lampo mi aveva chiamato. Ero lì, improvvisamente lucido, con un neonato insanguinato tra le mani. Avevo sangue fin negli occhi. In mezzo a quel carnaio terrificante disseminato di cadaveri, la madre non supplicava più. Si teneva la testa fra le mani, incredula, impietrita nel dolore. Fuori, corpi giacevano fra le carcasse di animali sventrati, ovunque, a perdita d’occhio…E lì, ascoltando la boscaglia che fremeva al tintinnio delle nostre lame, mi ero chiesto cosa sognassero i lupi, nella loro tana, quando tra due ringhi soddisfatti la loro lingua guizza nel sangue fresco della preda attaccata alle loro fauci nauseabonde, come il fantasma delle nostre vittime era attaccato alle nostre costole

E’ una ferocia inumana quella che guida Rafa Walid, una violenza che sconvolge gli stessi partecipanti alla strage che poco dopo lo abbandonano. Un libro durissimo e scritto da una persona dal nome così delicato: Yasmina Kandra.

Qui sta un’altra sorpresa: Yasmina Khadra è pseudonimo di Mohamed Mulessehul. Ufficiale superiore dell’esercito algerino, reclutato nelle file dei cadetti a soli nove anni. Le sue prime pubblicazioni hanno suscitato la disapprovazione dei suoi superiori e quindi l’autore, per aggirare la censura militare in Algeria ha deciso di pubblicare i libri in Francia con il nome della moglie.

Come dice in questa bella intervista: «Yasmina Khadra è il nome proprio di mia moglie. Ho la fortuna di condividere la mia vita con una donna dotata di un coraggio e di una lucidità eccezionali. E’ grazie a lei che ho avuto l’audacia di sfidare la censura. Usare il suo nome è per me un modo per ringraziarla. Ma ancora una volta vorrei sottolineare come l’essenziale è nello stile, nel messaggio fraterno che cerco di lanciare, l’apporto culturale che i miei romanzi veicolano attraverso i popoli. Nel mondo arabo-mussulmano è sconveniente che un uomo usi nome di donna. Io l’ho fatto per provare l’assurdità di questo modo di concepire le cose. In un certo modo cerco di sanare certe mentalità e sostengo le donne nella loro battaglia per l‘aquisizione di quel rispetto totale che meritano.»

Leggendo questo libro agghiacciante e pur bellissimo mi è venuto in mente un altro libro, diverso per ambientazione e genere: Hans Fallada E adesso pover’uomo? Anche in quel libro la descrizione cruda della discesa di un semplice impiegato e della giovane moglie nell’abisso della povertà nella grande città di Berlino poco prima dell’avvento del nazifascismo. Difficoltà e miseria che saranno alla base delle tentazioni naziste di molte famiglie come la loro: l’adesione ai principi nazionalsocialsti avviene dopo un lento declino economico e sociale. Una società che soffre e che è sempre più povera e senza speranza. Una società che pare ogni giorno diventare più ingiusta, più prevaricatrice, una società dove le differenze sociali si fanno sempre più nette e insuperabili.

Questi due libri hanno un punto in comune: la violenza del terrorismo di natura ideologica o di natura religiosa nasce sempre da lì, da un conflitto sociale, da un’inadeguatezza della società democratica, da un rigetto verso le istituzioni corrotte, da uno scontento comune. E scusate se tutto questo mi colpisce profondamente. Non riesco a non pensare che potremmo essere in uno di quei momenti.

Il libro: Cosa sognano i lupi?
L’autore: Yasmina Khadra
Il bacino d’utenza: per chi desidera conoscere da vicino un mondo e una storia, quella della moderna Algeria. Il libro è duro e le scene a volte raccapriccianti. Lo stile poi è pieno di metafore, di parole forti, di immagini violente. Però mi ha stregato. Io ho continuato a leggere questo autore.  A questo libro sono seguiti Morituri e L’attentatrice.

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9 commenti

  1. Piuttosto inquietante, soprattutto per quello che scrivi alla fine del post e che io condivido. Lo leggeró anche se so già che non sarà una lettura facile. Buona domenica!

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    1. No, in effetti non facile per nulla. Per a mio parere merita. E dopo la Bertola ci stava qualcosa di pi impegnativo 😉

      Il giorno 16 dicembre 2012 11:21, trecugggine

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  2. Mamma mia, mi viene l’angoscia soltanto a leggere i brani che riporti….ma il tuo commento mi fa venire anche la curiosità di leggere entrambi i libri.

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    1. Vero Robbbs, molto crudo. Però ti fai un’idea più precisa di quello che è successo in Algeria e del perché di tante stragi delle quali avevamo notizia dai telegiornali. Io mi sono dovuta leggere un po’di storia recente dell’Algeria…

      Inviato da HTC

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  3. > la violenza del terrorismo di natura ideologica o di natura religiosa nasce sempre da lì, da un conflitto sociale, da un’inadeguatezza della società democratica, da un rigetto verso le istituzioni corrotte, da uno scontento comune.

    Può anche essere vero, ma attenti a non peccare di “giustificazionismo”!
    C’è anche chi reagisce ai citati problemi della società in modo costruttivo. Il terrorista è terrorista. E basta. O meglio, non mi interessa nemmeno sapere come e perché è arrivato a concepire e provocare simili orrori.

    Questo però non vuol dire che il libro (e la tua recensione) non mi abbiano incuriosito! Grazie per la segnalazione! Ti farò sapere!

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    1. Su questo hai ragione, nessuna giustificazione. Non tutti convergono verso violenza e terrorismo ma indubbio che una parte della popolazione accetta in certe situazioni delle cose che in altri momenti storici paiono inaccettabili e non democratiche. Certi movimenti politici, che poi degenerano, non nascono forse dal populismo, dal malcontento comune, dalle enormi differenze sociali? Quella di Algeria stata una vera e propria guerra civile, una carneficina perpetrata prendendo a scudo motivi religiosi. Ma se leggerai il libro vedrai che all’inizio, nella Casbah di Algeri, il FIS ha grande appoggio da parte della popolazione perch si oppone alla corruzione dell’apparato governativo.

      Mi viene in mente anche il bellissimo libro di Azar Nafisi Leggere Lolita a Teheran, il libro di Marina Nemat Prigioniera di Teheran, la graphic novel Persepolis di Marjane Satrapi. Anche in Iran la sollevazione popolare contro lo Sci di Persia si trasformata in un regime ancora pi autoritario e violento. Con grande sgomento di tutti quelli che avevano partecipato con orgoglio alla cacciata dello Sci.

      Il giorno 20 dicembre 2012 12:19, trecugggine

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      1. ALicE · ·

        Scusa Polimena se vado off topic… ma mi sono venuti i brividi solo al tuo accenno a “Leggere Lolita a Teheran”… Mamma mia! Ancora rinfaccio a mia sorella di avermelo consigliato: l’ho detestato! Una vera palla! (si può dire, qui da voi?)

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      2. Si può dire, si può dire. Sai quanti libri mi rinfaccia mia sorella 🙂 Spero solo che quello che le ho comprato per Natale le piaccia! E’ A neve ferma della Bertola. Lei adora cucinare, soprattutto dolci e quel libro è proprio ambientato in una pasticceria!

        Il giorno 20 dicembre 2012 14:00, trecugggine

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      3. ALicE · ·

        Sai tanto tanto quando te li regalano… ma quando te li consigliano e poi ti tocca anche pagarti il libro che si rivela essere (appunto) una palla… è una doppia remissione: di soldi e di tempo 😉
        Per rimetterle l’onore in faccia, però, devo dire che succede poche volte! In verità lei è il mio guru!

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