Grossman sì, ma che fatica!

Vedi alla voce amorePremetto che a me piacciono i romanzi realistici e logici. Non amo il fantasy, la fantascienza, quello che non riesco a capire razionalmente. Salvo rari voli pindarici, sogni, favole e poco altro.

Questo, assieme al fatto che non ho potuto leggere questo libro con continuità e giusta concentrazione, forse spiega il perché abbia faticato così tanto a finire Vedi alla voce: amore di David Grossman.

E’ la prima volta che leggo un suo libro e, confesso, aspetterò un po’ per cominciarne un altro.

L’ho iniziato con entusiasmo e la prima parte mi è piaciuta tantissimo: il piccolo Momik alla ricerca di notizie su Quel Paese Lì e sui numeri tatuati che i genitori, gli zii, i vicini nascondono, e alla caccia della Belva Nazista di cui sente bisbigliare in casa, ma di cui nessuno gli ha mai raccontato nulla. Perché in casa degli ebrei è difficile parlare dell’Olocausto, ricordare le terribili esperienze vissute, le sofferenze, le morti ancora troppo vicine.

Finché un giorno arriva, portato dai servizi sociali, Nonno Anshel, fratello di Nonna Heni, scrittore prima della guerra, scampato ad un campo di concentramento, ma ormai completamente fuori di testa. Momik impara a conoscerlo, a seguirlo nei suoi assurdi racconti e scopre, con la sua fantasia di bambino, un metodo per uccidere la Belva, con l’aiuto dei personaggi emarginati del paese, come Ginzburg e Seidman, che non parlavano mai con nessuno ma solo fra loro due, o Hanna Citrin che è davvero una buona donna, però fa la puttana e va a letto coi neri, o il Signor Munin, con il suo cappotto dalle code nere.

Poi comincia la seconda parte. Ed io comincio a perdermi. Entrano in campo Bruno Schulz, la sua arte, il suo suicidio, il suo rapporto con il mare, ma anche Momik ormai cresciuto, scrittore, con una moglie, un’amante, un’infinita nuotata sottomarina, un viaggio con i pesci, un tutt’uno con il mare che parla, ordina, obbedisce, decide….boh, non ci ho capito niente. Forse dovevo solo affidarmi alle sensazioni? Farmi trascinare dalle onde? Beh, non ce l’ho fatta, ma siccome non riesco a saltare nemmeno un rigo quando leggo un libro, ho proceduto imperterrita, anche se sempre più lentamente, verso la terza parte.

Il nostro scrittore deve scrivere La Storia, e assiste, ma nello stesso tempo partecipa, alla vita del Nonno che non riesce a morire, che non può essere ucciso, nel campo di concentramento, a fianco dell’ufficiale nazista Neigel, comandante del campo, che non lo fa morire perché vuole un nuovo racconto sui Ragazzi di cuore, protagonisti dei racconti giovanili del nonno.

Si accenna all’Olocausto, alla dura vita del campo, ai lavori orrendi cui sono costretti gli internati (il nonno è Scheissmaster, il capo della merda), ai treni di ebrei che arrivano in continuazione, alle docce di morte, ma nel racconto c’è altro, c’è il racconto nel racconto, dove passato presente e futuro si intrecciano e sovrappongono per arrivare a? Per me altro punto interrogativo.

La quarta parte è impostata a mo’ di dizionario (da cui il titolo): è la storia dei Ragazzi di cuore ricostruita attraverso alcune parole chiave  in ordine alfabetico da Amore a Voto, ma non cronologico, quindi leggibile anche a salti come avverte lo stesso scrittore (non Grossman, ma Momik)

Non so. Senza dubbio il linguaggio e la narrativa di Grossman sono eccezionali. Io, però, non sono riuscita ad entrare in simbiosi con questo autore, a seguirlo da un posto all’altro, a lasciarmi trascinare. Ma forse sono proprio il senso di estraniamento, la confusione, il disorientamento quei messaggi che devono arrivare direttamente all’inconscio, spiazzarti, assorbirti, svuotarti per buttarti là, nella “stanza bianca” senza via d’uscita?

Comunque riproverò. Con calma.

Il libro: Vedi alla voce: amore

L’autore: David Grossman

Il bacino di utenza: per quelli che non si aspettano una storia “classica” sull’Olocausto, riescono a farsi trascinare dalla non-logica e hanno tempo da dedicare al romanzo senza troppe interruzioni (fisiche e/o mentali).

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14 commenti

  1. Nonostante le mie tante letture, non ho mai letto nulla di questo autore……
    Buon inizio di settimana.
    Luciana

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  2. Si Robbbs, concordo. In molti mi hanno parlato di questo libro veramente “difficile”. Io ho letto altro di questo scrittore e quello che ho letto mi ha stregato. Però non so se proverò con Vedi alla voce amore!

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    1. In effetti per me è stato veramente difficile e, inutile dire, in molte pagine mi sono sentita una perfetta ignorante. E pensare che, mentre leggevo la prima parte, avevo già deciso che Grossman mi piaceva e avevo già comprato A un cerbiatto somiglia il mio amore. L’hai letto? Spero sia tra i suoi libri che ti hanno stregato…E comunque aspetterò un po’ per cominciarlo.

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  3. la stessa sensazione che ho avuto io nel leggere A un cerbiatto somiglia il mio amore: bello ma faticoso!

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  4. Robbbs, sì, proprio quello. Il mio commento qui https://trecugggine.wordpress.com/2011/01/20/i-libri-di-grossman-sono-la-vita/
    Mi sono così tanto immedesimata nella protagonista che mi sembrava di stare dentro al libro. Ci ripensavo durante tutto il giorno, provavo i suoi sentimenti. Eppure non posso certo dire di averlo divorato, l’ho letto come lo vivessi, agli stessi ritmi!
    Comunque di questo libro, Vedi alla Voce Amore, ne avevo già sentito parlare esattamente nei tuoi stessi termini!

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    1. Bene, allora se mi dite così, Grossman ha decisamente un’altra possibilità!

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  5. Intanto buongiorno a tutti (sono una new entry!)
    Non ho letto “Vedi alla voce amore” (sapevo che sarebbe stato un libro molto faticoso). Però mi permetto di suggerire 2 titoli dello stesso autore che invece ti trascinano nella lettura: “Qualcuno con cui correre” (dal quale hanno tratto anche un film bruttino) e “Ci sono bambini a zig zag”.
    Ho letto anche “A un cerbiatto somiglia il mio amore” e l’ho fatto di ritorno da un giro in Israele. Il viaggio della protagonista ricalcava il mio. L’ho letto riconoscendone i luoghi. E’ stato ovviamente ancora più sentito.

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    1. Benvenuta ALicE e grazie per i preziosi consigli! Mi confermi che ho proprio cominciato dal libro sbagliato per conoscere Grossman, di cui ho sempre sentito parlare in maniera entusiasta. Mi rifarò in futuro!

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    2. ALicE, oltre alla letteraura per adulti, Grossmanmi piace anche come autore di favole per bambini. Itamar è amatissimo a casa nostra e ci siamo pure comprati l’audiolibro edito da Feltrinelli con tutte le fiabe di Itamar lette da Pierfrancesco Favino!

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      1. ALicE · ·

        Ciao Polimena,
        anche a casa nostra abbiamo anche i libri di Grossman per bambini.
        Considerate comunque che il titoli che avevo suggerito prima (Qualcuno con cui correre e Ci sono bambini a zig zag) se non sbaglio fanno parte del filone di libri per ragazzi. Godibilissimi in ogni caso anche dai “grandi”

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      2. Davvero Qualcuno con cui correre è un libro per bambini? Non lo sapevo! Comunque io adoro Grossman, così come Yehosuha e Oz. A parte il loro essere israeliani e il loro scrivere storie ambientate in quel paese hanno tutti la capacità di descrivere la realtà in modo talmente reale che mi sembra ogni volta di entrare dentro il libro. Mi emozionano nel più profondo del cuore. Ho letto pure donne per par conditio Shifra Horn, Zeruya Shalev, Rina Frank…

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      3. ALicE · ·

        Beh, non proprio per bambini, direi per ragazzi!
        E’ vero quello che dici sugli autori israeliani. Mi spiace andare off topic, ma credo che Yehoshua sia il vero scrittore per eccellenza: usa delle tecniche narrative sempre diverse, innovative e speciali.
        Per quanto riguarda le donne, mi sono piaciuti moltissimo i libri di Lizzie Doron “Perché non sei venuta prima della guerra” e “C’era una volta una famiglia”. Abbiamo avuto anche l’onore di intervistarla sul nostro blog dopo aver recensito i suoi libri. Mi permetto di segnalarvi il link:

        http://leragazze.wordpress.com/2009/11/05/intervista-a-lizzie-doron/

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      4. Grazie mille per la segnalazione! La Doron non la conoscevo ma la leggerò. Mi affascina tutto quanto riguarda Israele anche perché ho delle amiche che si sono traferite là.

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  6. Sì, grazie mille per la segnalazione! Anch’io non conoscevo la Doron, ma l’intervista è davvero interessante.

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