Interessante riflessione sul rapporto fra critica “accademica” e blog.

di Marco Faini

Nelle scorse settimane si è accesa una discussione piuttosto accanita sul rapporto tra blog letterarî e critica letteraria tradizionale. Il profilo dei contendenti e il prestigio delle sedi che l’hanno ospitata ne giustifica l’eco e consiglia, per chi non ne avesse notizia, di riferirne e, magari, di arricchirla con qualche riflessione: o, nel mio caso, con qualche dubbio. Ricapitoliamo il tutto: il 25 settembre l’Indipendent ha intervistato Peter Stothard, editor del Times Literary Supplement, direttore, per quest’anno, della giuria che assegna il Man Booker Prize e incallito divoratore di libri. The bionic book worm (http://www.independent.co.uk/arts-entertainment/books/features/the-bionic-book-worm-8168123.html) suona il titolo dell’articolo, scherzoso ma anche allusivo ad un famoso quadro Der bücherwurm di Carl Spitzweg: benissimo che vi siano numerosi blog nei quali si parla di critica: ma occorre ribadire con vigore la distinzione tra condivisione dei gusti ed esercizio critico a fronte della sfiducia che esso…

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8 commenti

  1. Dibattito veramente interessante, brava ad averlo segnalato.

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  2. Interessante questo argomento, avevo già letto qualcosa al riguardo anche su lastampa.it, ma ora ne sò molto di più! Secondo me la domanda centrale è “chi è veramente titolato a parlare di libri?”, come dice chiaramente anche Marco Faini. Posso capire che la critica accademica si senta un po’ “infastidita” dalle recensioni e dai commenti dei bloggers, però, a mio parere, la risposta sta nella libertà di espressione e di opinione… E’ ovvio, poi, che alcuni lettori traggano ispirazione dalle critiche positive o negative sui blogs per le loro letture, ma non credo che tutto ciò possa influenzare pesantemente il mercato…

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    1. Cara Sara,
      il commento che ho lasciato sul blog di Faini va proprio nel senso che indichi tu. Nessuna di noi Cugggine si sognerebbe di ergersi a critico letterario nè l’opinione di una di noi deve per forza rispecchiare quella di un’altra di noi. Non siamo un gruppo di critici “omogeneo” e compatto.
      Il nostro è un po’un modo di ritrovarci, come facevamo quando eravamo giovanissime, a chicchierare di libri e a consigliare e sconsigliare libri letti. Leggiamo tutte moltissimo e da quando eravamo piccole, un po’ di esperienza sul campo ce la siamo fatta.
      Il nostro consiglio ha lo stesso valore di quello che ti darebbe una tua amica lettrice, la tua libraia di fiducia, la bibliotecaria del tuo paese. Tutto in questo luogo virtuale, Se poi il pubblico si allarga e i commenti aumentano non ne possiamo che essere stra felici. Ma la critica letteraria accademica non è qui.

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      1. Rispondo a tutte e due non prima di aver ringraziato Polimena per avere ripostato qui il mio intervento. Io, come critico, più o meno, accademico non sono affatto infastidito, anzi, dalla critica sui blog. Ne vedo però qualche rischio, oltre alle enormi potenzialità. Credo che il dibattito sia anche un po’ sproporzionato alla realtà: penso che mercato e critica ufficiale continueranno ad esistere; semmai mi incuriosisce il processo di bilanciamento (ed eventualmente ridimensionamento o mutazione) tra essa critica ufficiale e quella più libera dei bloggers. E, di conseguenza, mi interessa capire, come ho scritto, se e come possano fondersi le due modalità critiche.
        In ogni caso, grazie della lettura.
        Marco

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  3. Grazie per questa risposta! 🙂 E’ interessante leggere cosa ne pensa un critico accademico e, ancora più interessante, cercare di pensare a come possano integrarsi la critica dei bloggers e quella accademica.

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    1. Onorata per il tuo intervento qui, Marco Faini. Un blog come il nostro in genere dà giudizi estemporanei e immediati su un libro. Sono le sensazioni e le impressioni che vengono a galla appena terminato un libro. Non c’è analisi storica, non leggiamo tutti gli autori di un certo periodo storico o di una certa corrente per comprendere chi deve qualcosa a qualcuno, chi è il precursore e chi l’allievo.
      Una critica accademica che si rispetti, come mettevi in risalto tu nell’intervento, deve fare tutto questo perché se non conosco il retroterra letterario di un romanzo, non saprò mai dire perché è bello e brutto, in cosa si distingue da altri simili romanzi: in sintesi, perché merita di essere letto e sopravvivere oppure no.

      Eppure, per chi leggere per puro divertimento e non per lavoro o per colmare lacune in un particolare periodo storico che sta approfondendo, tutto ciò potrebbe essere del tutto indifferente. Se quello che mi interessa è l’intreccio, la trama, lo spessore dei protagonisti, le emozioni che la lettura mi suscita posso anche prescindere dalle considerazioni storiche o dal valore reale di un romanzo.
      In sintesi a mio parere le due critiche possono correre parallele, a volte intrecciarsi ma resteranno sempre distanti per intento e premesse.
      A rileggerti presto, trovo le tue critiche accademiche molto interessanti!

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      1. Onorato io dell’ospitalità! Capisco e condivido quello che dici che vale ovviamente per tutti i lettori per passione. Un po’ meno per certi critici più paludati che pure hanno un’idea di letteratura un po’ troppo volatile – questione di campo, solo questo.
        Grazie per le tue parole gentilissime; se vorrai, dovrei riuscire a scrivere due cose su Samgha che forse ti piaceranno; una a breve.
        M.

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    2. Grazie a te Sara 🙂

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