Le donne e le palle: Caitlin Moran

Siete donne che amano Claudio Magris e Stanley Kubrick? Siete donne che fanno beneficenza e odiano i cinepanettoni? Siete sessualmente libere e disinibite? Siete indipendenti  e non avete paura di nulla? I maschilisti vi fanno pena e sostenete la parità tra uomo e donna?

E allora come mai vi piacciono le scarpe coi tacchi, siete ossessionati dalla ricerca di un partner monogamo, a volte non sopportate i bambini, spendereste mezzo stipendio per un anello patacca, se trovate un ragno chiamate l’uomo più vicino a sostegno, non sapete cambiare la gomma della vostra macchina, siete delle impedite alla guida, soffrite le pene dell’inferno per la ceretta integrale e siete giunte ad avere alluce e ginocchio valgo, mignolo e stinco flesso, anca sbilenca e schiena spezzata per caracollare in giro su tacchi da 13 cm?

Non so voi, ma io vivo questa contraddizione ogni giorno; per certi versi mi sento emancipata ed evoluta; però poi mi sento confusa se mi piacciono le cose “da femmina”, e non so distinguere quello che davvero piace a me da quello che “questa società maschilista” mi convince a desiderare.

Anche Caitlin Moran è incasinata su molti di questi punti, solo che lei è molto più divertente di me: nel suo libro, How to be a woman, si chiede cosa significhi essere una femminista oggi, cosa dobbiamo rifiutare e cosa possiamo invece continuare a fare senza essere delle povere galline sfruttate. E quindi? Direte voi, e lo so che lo dite, perché si sa, le femmine sono sempre un po’ acide. Come si fa. Neanche la Moran lo sa. Ma riflette sulle sue, e le nostre contraddizioni, e a volte tira fuori delle soluzioni geniali.

I suoi commenti sono pungenti e spietati, la sua comicità è caustica, la sua capacità di auto commiserazione nulla. Caitlin Moran non ci dà il permesso di piangerci addosso per quanto siamo sfortunelle e incomprese. Caitlin Moran non ci offre giustificazioni per quando evitiamo di porci delle domande. Caitlin Moran ci invita a osservare quanto è imbarazzante il mondo, e a trovare la nostra filosofia di dignità.

Però nel frattempo ci fa morire dal ridere.

Io non sono d’accordo con metà delle sue conclusioni, ma anche grazie a lei mi ritrovo a riflettere, ogni volta che indosso una gonna, ogni volta che compro un nuovo paio di scarpe, ogni volta che cedo a certe lusinghe.

E anche quando per colpa dei tacchi alti cado rovinosamente dalle scale, di fronte a metà degli invitati a un matrimonio (riferimento puramente casuale), penso, tra una fitta e l’altra, ma chi me l’ha fatto fare?

POST SCRIPTUM

Questo libro in italiano è stato genialmente tradotto Ci vogliono le palle per essere una donna.  Ora, non è per essere polemica, ma questa espressione non è che sia molto femminista. Cioè, scusate, voi come la pensate su questo? Non vi dà fastidio che per indicare pittorescamente una donna molto, ma molto in gamba, si alluda alle palle, ai testicoli, insomma agli organi riproduttivi maschili?

A me questa espressione fa venire in mente due pensieri maschilisti: in primis, che una donna in gamba sia una decisamente fuori dalla normalità; in secundis (sic!), che l’essere in gamba debba risiedere in una certa mascolinità che la donna si è fatta crescere come una mostruosa propaggine, per distinguersi in positivo da tutte le altre mediocri donne.

Ma insomma, dico io, non solo questa espressione è fuori luogo sempre perché è maschilista, ma è più che mai fuori luogo come titolo di un libro femminista.

Ma a che cosa stavate pensando mentre traducevate?

Io spero che traduttori ed editor siano molto ma molto spiritosi, e che il titolo sia una battuta. Che a me non fa ridere.

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18 commenti

  1. Il titolo non mi convince!!!!!!! Ma il libro mi incuriosisce!

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  2. Giustissimo. Anche a me l’espressione donna con le palle fa venire un gran nervoso. Non mi pare una scelta molto azzeccata per un titolo femminista, ma chi è l’editore italiano? Comunque il libro mi pare divertente, quello che proprio non riesco a cogliere è il riferimento alle cadute dalle scale!!

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    1. Polimena, parlavo della caduta come un esempio generico, non riferito ad un fatto reale. Tu come stai, a proposito?

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      1. Bene, nessun postumo caduta ma un raffreddore incredibile! Anche quello si prende cadendo dalle scale?

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  3. Anche io una volta sono caduta dalle scale, ovviamente situazione pubblica in un cinema del centro, uno dei pochi che ancora non hanno chiuso, e non avevo nemmeno dei tacchi 13. Si vede che non ho abbastanza palle… espressione sessista che non mi piace nemmeno riferita ai maschi!

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    1. Allora siamo in due: i NON tacchi 13 mietono vittime!

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  4. Per la cronaca, io mi sono capottata parecchie volte, in un paio di occasioni scendendo sensualmente le scale di fronte a qualche uomo che mi piaceva tanto, e rovinosamente spiaccicandomi sui gradini in posizione ad X distorta.
    In una di queste occasioni la mia caduta intenerì il cuore dello spasimato, e ottenni un invito a cena.
    Ma non fate domande sul dopo cena

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  5. Volevo vedere la faccia di Caitlin Moran e ho inserito su Google il suo nome. Non c’è una foto in cui non abbia un atteggiamento o una smorfia sconveniente! Credo che si sia cappottata sulle scale anche lei, qualche volta. Stravagaria e Geno, siamo in buona compagnia.

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  6. Mariarosa · · Rispondi

    Ci vogliono le ovaie per essere una donna. E non serve essere laureati in medicina per saperlo, no? 😀

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    1. Questa sì che mi piace. Da proporre all’editore per la seconda edizione 🙂

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  7. prova a dirlo a Vladimir Luxuria…

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  8. Forse gli editor son davvero spiritosi… chi può dirlo, tutto sommato…?
    Un sorriso per la giornata.
    ^__^

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  9. Interessante questo libro! E bella la recensione! Leggo da parecchio tempo romanzi e anche dei saggi che parlano di femminismo o semplicemente della realtà quotidiana delle donne, però un libro che parli di questi argomenti e che faccia anche ridere mi manca ancora: lo leggerò! Complimenti anche per il blog: l’ho scoperto da poco, tramite le recensioni e il link su “Letto fra noi”, e mi piace un sacco! 🙂

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    1. Grazie Sara, anche a noi “Letto fra noi” piace molto e Francesca è sempre una fonte di ispirazione. A risentirci presto allora.

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  10. > o spero che traduttori ed editor siano molto ma molto spiritosi, e che il titolo sia una battuta

    Non ci sperare. Il fatto è che questa orribile espressione viene usata anche da donne. Quando viene riferita a me, invece di mostrarmi lusingata e riconoscente 😉 come molti si aspettano, parto col pippone sulle motivazioni per cui non mi piace. Sicuramente penseranno “Le palle non so, ma l’utero ce l’ha sicuramente!” 😉

    Mi avete incuriosito, lo prendo. Avevo letto un’altra recensione ma non era così convincente.

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  11. Ho visto un’intervista all’autrice in tv e mi è sembrato un libro molto divertente. Detto ciò credo che tante cose siano una contraddizione apparente. Voglio dire che è solo per la marcata ripartizione dei generi che ci poniamo problemi come il non saper cambiare una ruota o il camminare sui tacchi. Si tratta solo di cose che ci va di fare o di imparare a fare. Nessuno impedisce ad una donna di cambiare una ruota così come nessuno impedisce ad un uomo di fare il bucato, ma se non le consideriamo entrambe attività umane prima che maschili e femminili saremo sempre vittime di stereotipi.
    Quanto al titolo, anche quello è un vecchio stereotipo e l’editore avrebbe potuto scegliere meglio!

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    1. Parole sante!

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  12. standing ovation!

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