De Giovanni e le stagioni del Commissario Ricciardi

Il posto di ognuno

Il posto di ognuno

Ho iniziato a leggere De Giovanni per le critiche entusiastiche che ho trovato su Anobii. Il primo libro letto è stato Il senso del dolore – L’inverno del Commissario Ricciardi che non mi ha del tutto convinto ma ho voluto sospendere il giudizio. Per farmi un’idea più chiara ho letto Il posto di ognuno – L’estate del commissario Ricciardi ed ora eccomi qua, pronta per le mie considerazioni.

PUNTI POSITIVI
L’ambientazione in epoca fascista dei romanzi che, anche se non mi è del tutto nuova – penso ai libri di Lucarelli come Carta Bianca e Via delle Oche con protagonista il commissario De Luca o ad alcuni romanzi di Augias – ha il pregio di mettere in rilevo le difficoltà di un commissario a farsi largo fra le pretese dell’epoca di aver debellato il crimine violento dall’Italia.

Napoli come protagonista, i profumi intensi dei vicoli, il risuonare dei passi sul lastricato, il teatro San Carlo o piazza Plebiscito, il caffé Gambrinus, le sfogliatelle e la cucina sempre in primo piano. A volte è così reale che mi pare di esserci dentro.

La figura del commissario Ricciardi e il suo dolore dovuto alla sua capacità di vedere i morti, una figura allo stesso tempo dolente e potente, affascinante e spaventosa. Anche il suo vice, il fido e sovrappeso brigadiere Raffaele Maione è ben delineato, una spalla necessaria ma non eccessivamente caricaturale come invece ci hanno spesso abituato alcuni scrittori di gialli  (penso a Catarella di Montalbano o a Firmin Garzon della Gimenez Bartlett).

L’impianto del giallo è ben congegnato e senza bisogno di sparatorie, inseguimenti, colpi di scena finali si arriva in fondo al romanzo desiderosi di conoscerne la fine, che non è scontata.

PUNTI NEGATIVI

Le figure femminili sono davvero troppo stereotipate. Dalla figurina della amata Enrica che si staglia ogni sera alla finestra mentre ricama, una Signorina Felicita dimessa ma dalla bellezza non appariscente nascosta dietro gli occhiali e dalle lunghe gambe (anche questo particolare viene ripetuto in punti diversi).

Per non parlare poi di Livia, bellissima vedova del tenore ucciso nel primo libro. De Giovanni in almeno quattro punti diversi del libro L’estate del Commissario Ricciardi ne descrive l’aspetto con parole simili.

  • Pag 34: “Lisa Vezzi era infatti un personaggio in vista; era molto bella, bruna e felina, la figura morbida e i lineamenti regolari impreziositi da una fossetta sul mento e un sorriso folgorante“.
  • Pag  68: “...Livia sin dall’inizio era stata un turbine di sensazioni col suo profumo di spezie, la pelle morbida e le labbra piene, l’andatura felina.
  • Pag 133: “L’eleganza era una caratteristica di Livia, come i movimenti felini e l’odore di spezie del suo profumo“.
  • Pag 227-228: “La sua mente, in barba a ogni controllo. balzò a Livia: il suo viso sorridente, la fossetta al centro del mento, il profumo di spezie. E le lunghe gambe fasciate dalle calze a rete, la sua andatura felina“.

Ma insomma, non esiste aggettivazione diversa per evidenziare della caratteristiche fisiche che comunque al lettore sono ben chiare sin dalla prima volta? Lo trovo leggermente ridondante e ripetitivo!

Il Fatto: Ricciardi vede i morti uccisi con violenza. A parte la mia naturale idiosincrasia per il soprannaturale mi piacerebbe sapere se i morti hanno scadenza: “Da consumarsi entro”. Perchè i morti per morte violenta in una qualsiasi città italiana sono diversi l’anno. Lui vede solo i più recenti? Ad un certo punto le figure spariscono, le parole si consumano.  Bah.

La scrittura mi sembra troppo ricca e aggettivata. Credo che lavorare per sottrazione gioverebbe ai libri di De Giovanni. Troppi sguardi verdi penetranti, passi felini, bellezze mozzafiato. Il lettore sa che il commissario ha dei bellissimi occhi verdi dalla prima descrizione (non a caso al cinema sarà interpretato da Scamarcio) e che Livia ha una figura sinuosa e un profumo speziato. Ricordarlo ogni volta è inutile se non snervante per il lettore.

I libri: Il senso del doloreIl posto di ognuno, edizioni Fandango
L’autore: Maurizio De Giovanni
Bacino d’utenza: amanti del giallo alla ricerca di atmosfere italiane un po’ retrò.

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5 commenti

  1. Non sono riuscita a capire se potrebbe piacermi ma mi hai dato molti elementi interessanti e penso che potrei tentare con uno. Ps.anche io sono un tantino scettica perciò l’idea della data di scadenza sulle visioni la trovo divertente!

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    1. Prova Viviana, in fondo è un giallista italiano di buon livello, anche se con qualche gigioneria di troppo. Ai personaggi seriali mi affeziono, devo ammetterlo, ma non so se continuerò la serie delle stagioni. Un’altra passeggiata “felina” (e tu ne sai qualcosa) mi sarebbe indigesta!
      Comunque se da qualche parte vuoi iniziare la prima stagione è “L’inverno del Commissario Ricciardi”.

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  2. Io amo i felini. Anzi, forse di più le “feline”; in effetti sono circondato dalle mie insostituibili gatte.
    Un sorriso e la buona lettura.
    ^__^

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  3. Cara Polimena, ho letto solo l’autunno del commissario, tra l’altro prestato da te, ma condivido la tua precisissima analisi. A me la cosa che è piaciuta meno è il fatto che non solo Ricciardi veda i morti uccisi, ma che risolva il caso grazie a questo. Mah…mi lascia perplessa. Un’altra possibilità, comunque, gliela dò perché mi sta simpatico. Ma se l’inverno è il primo, vuol dire che non c’è un seguito all’autunno?

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    1. Mah mi cogli impreparata. L’estate sembrerebbe il seguito cioè non c’è nessuna cosa che non è chiara e consequenziale al primo libro!! Tua amica dalla felina andatura

      Inviato da HTC

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