“M’incolpano poeta”

«Non canto i cavalier, l’armi, gli onori,
come un dì fece il grande Ludovico.
Le guerre infami, i sanguinanti allori;
di tutto questo non mi importa un fico.
Ma i lavoranti, l’ape, i campi, i fiori;
le cose grandi solamente, dico.»

Questa è l’introduzione a “Versacci e discorsucci”, prima opera di Morbello Vergari (1920 -1989).

Fin qui niente di trascendentale. Se non che Morbello, come tutti lo chiamano, ha fatto solo la terza elementare. E scrive versi liberi, citando, tra gli altri, Ariosto.

Mi hanno raccontato dell’uomo Morbello, detto l’Etrusco, alcune persone che l’hanno conosciuto e sono stati proprio gli aneddoti su di lui che mi hanno incuriosito e spinto a conoscere il poeta Morbello e a cercare, con fatica, i suoi libri, ormai quasi introvabili.

Mi hanno parlato di quest’uomo che,  negli anni Ottanta, con il suo furgone vendeva libri (molti) e bibite (poche) nell’area archeologica di Roselle, nel cuore della Maremma; mi hanno descritto un uomo che, lavorando la terra, trovava per caso i resti di quella città etrusca, che gli è entrata nel cuore e della quale conosceva ogni singola pietra, ogni storia, ogni risultato scientifico.

Non un tombarolo, come ce ne sono stati tanti, ma un vero appassionato, tanto che le maestre elementari, negli anni Sessanta, portavano i bambini a visitare le rovine della città e poi a casa di Morbello a vedere i “coccetti” che egli conservava con amore in un paio di vetrinette (e che poi ha donato al Museo di Grosseto).

Un personaggio conosciuto da tutti nella zona, ma forse poco noto al di fuori, nonostante abbia vinto, nel 1964, il Premio Torino con le sue opera prima di poesie.

Morbello scrive di Maremma, della vita di tutti i giorni, di dolori e gioie, di scherzi e sogni.

Scrive nel suo dialetto, in endecasillabo perché è il verso che gli dà più libertà e più si avvicina alla lingua parlata. E allo stesso modo, canta, canta le canzoni popolari, canta il “maggio”, con il suo Coro degli Etruschi.

Mi commuove vedere che la gente che parla di lui, morto da più di vent’anni, abbia ancora gli occhi lucidi; e mi fa sorridere il fatto che la gente che parla di lui rida ancora dei suoi scherzi. Come quando scrisse in perfetti caratteri etruschi su una lapide, che poi collocò in bella vista tra i ruderi, “Marameo perché sei morto”, suscitando l’entusiasmo degli ignari turisti, incapaci di tradurre la lingua antica, per la nuova eclatante scoperta!

Nelle sue poesie, che poi sono storie vere, spesso dialoghi tra personaggi reali, scambi di opinioni, prese in giro come solo i Toscani veraci sanno fare, vedo e imparo a conoscere tutto un mondo, con la nostalgia per cose che sembrano ormai lontanissime e il sorriso per quei racconti “popolari” che sono sempre parte delle nostre radici.

Ecco qui un esempio dell’ironia semplice di Morbello:

Dopo la grande piena

Pietro
Hai visto Cecco a Istia ch’è successo
l’altro giornaccio, quando piovve tanto?

Cecco
No, veramente: qualche brutta cosa?

Pietro
Arrabbiela s’è brutta!

Cecco
Sono affogati i pesci, o qualche tono
ha dato fòco all’acqua dell’Ombrone?

Pietro
Cecco, per carità, non far lo scemo.
Per far bruciare l’acqua non lo sai?
bisogna prima metterla a seccare.
Il guaio è che la piena dell’Ombrone
ha portato via il ponte pari pari
ed ora capirai, quei pòri istriani
son rimasti un po’ male, poveracci.

Cecco
Certo è stata una bella fregatura.
Però ti devo dir che gli sta bene:
con quanto posto avevano al sicuro,
vanno a fa’ il ponte proprio sopra il fiume.

Il libro: Versacci e discorsucci

L’autore: Morbello Vergari

Il bacino di utenza: gli amanti delle tradizioni antiche, delle storie, delle piccole realtà. Forse un po’ difficoltoso per chi non ha “sciacquato i panni in Arno”…

 

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7 commenti

  1. Mariarosa · · Rispondi

    Reblogged this on LibriPensieri and commented:
    Dal blog “trecugggine” un interessante scoperta.

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  2. Mariarosa · · Rispondi

    interessante, lo ri-posto sul blog del nostro gruppo di lettura.
    Grazie Robbbbs!

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    1. E’ uno di quegli autori strettamente legati alla loro terra: se non la conosci, forse li capisci poco, ma allo stesso tempo leggendoli impari a conoscere anche i luoghi.
      Ma forse spesso le piccole realtà non sono poi così diverse tra loro, anche se lontane? Dialetto a parte…

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  3. Non lo conoscevo ma il personaggio, toscano verace, mi intriga. I panni in Arno li avevo anche sciacquati, il problema è che poi li ho risciacquati in Adda 😉

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    1. …ma una lavatina ogni tanto te la sei data…

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  4. corrado barontini · · Rispondi

    ho letto l’articolo e, anche se con un po’ di ritardo, ringrazio chi l’ha scritto perchè è proprio bello!
    Ho collaborato con Morbello ed ho curato con Nanni (il fratello di Morbello) questo volume che ripropone le poesie e dice molte cose sul personaggio che ha saputo con sensibilità ed intelligenza, passare dall’oralità alla scrittura.
    Corrado

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    1. Grazie Corrado, non sai quanto mi faccia piacere questo tuo commento! Sono molto contenta di aver “scoperto” Morbello e ho apprezzato moltissimo il vostro lavoro nella cura del volume: hai ragione, dice molto sul personaggio, ma anche sulla vostra splendida terra che, per motivi di lavoro, sto imparando a conoscere ed amare da vicino. Grazie!

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