In vacanza alle terme

Non so se avrei comprato questo libro se non avessi letto la bella recensione sul blog di Francesca Magni.

Mi ha incuriosito subito, forse perché mi ha riportato alla memoria, in un’atmosfera nostalgica e retrò, il ricordo di mia nonna che andava in vacanza alle terme, non tanto per sottoporsi alle cure, di cui non aveva bisogno e che anzi la infastidivano (L’acqua? E’ cattiva! Le inalazioni? Mi sento soffocare! I fanghi? Sì, figurati se mi spoglio! Ma nonna cosa ci vai a fare? Per divertirmi un po’!), quanto per stare con le amiche, girare per negozi, socializzare con altre “villeggianti”, chiacchierando di quale pensione fosse più elegante, quale ristorante scegliere o quale bel completino indossasse quella signora là.

Nel libro, a dire il vero, c’è molto altro, forse un po’ troppo altro. Soprattutto, però, ci sono donne. Quattro donne di età molto diversa, che nella stazione termale, luogo che dovrebbe essere di rilassamento ma in verità un luogo noioso presente punteggiato di piccole consolazioni, si ritrovano e si confrontano, più o meno coscientemente, con i loro problemi, i loro dubbi, i loro segreti e le loro riflessioni che vanno oltre la quotidianità.

Divertente è il cambio di prospettiva, dall’occhio della bambina Lucy, alle terme, ma nell’albergo sbagliato (l’albergo più bello è quello accanto), con la zia -dal sorriso che la fa assomigliare a Anet Benain– che la accudisce mentre i genitori lavorano all’estero in paesi pericolosi, a quello di Lucia, non più giovane, che sei mesi prima ha vissuto il disamore e per la prima volta nella sua vita sente il bisogno di un trattamento di bellezza che la renda “nuova”, in vacanza con l’amica Giuseppina a cui gli amori vanno bene.

Il muro del suono che circonda la stazione termale è il muro dei maschi assenti, ma comunque sempre presenti nei pensieri, l’esempio più buffo i giovani russi in accappatoio che Lucy riesce a vedere una sola volta e che poi spariscono non si sa dove. Ma forse questi non sono posti per maschi che non hanno la pancia

Il libro fa riflettere, o almeno ha fatto riflettere me, che ho trovato molto vicine alcune frasi (e per fortuna molto lontane altre…).

Una cosa non mi è piaciuta: il fatto di mettere sullo stesso piano alcuni veri drammi (che non vi svelerò!) con problemi, senz’altro difficili da vivere e da affrontare, che credo conosciamo in tante, come la separazione da un fidanzato.

Il messaggio, comunque, è ottimista: E chi la vuole la disperazione?

Il libro: La stazione termale

L’autrice: Ginevra Bompiani

Il bacino di utenza: Donne. Donne piene di affetto, donne carenti di affetto, donne alla ricerca di affetto. Donne retrò e donne futuriste. Donne che amano gli uomini…ma anche no.

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3 commenti

  1. Ricordo la recensione di cui parli e aveva incuriosito anche me. Anche io sono stata alle terme con la nonna quando ero piccina e mi piacerebbe ritrovare certe atmosfere nelle pagine di un libro.

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    1. Per me quell’atmosfera c’è, in particolare nella rappresentazione dell’albergo con cena inclusa. Un po’ diversa l’idea delle terme: per le nostre nonne come cura, nel libro come trattamento di bellezza. Le nostre nonne a farsi stirare le rughe con manopole a 42° gradi non ce le vedo proprio (o almeno la mia…)!!

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  2. Bella recensione, non ricordavo l’articolo di Francesca!

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