Te la traduco io la stanza!

Stanza, letto, armadio, specchio. Che in inglese si chiama Room. Non c’entra. Per niente. Spesso i traduttori fanno scelte che mi sono sembrate assurde, per i libri e ancora di più per i film. Titoli nati da non si capisce cosa, che snaturano il significato originario.

Ma non è il caso di questo libro. Non poteva chiamarsi Stanza. Leggetelo, e scoprirete perché.

Io l’ho cominciato senza sapere di cosa si trattasse: in genere evito qualsiasi informazione sulle trame dei libri, perché quello che so mi fa diventare impaziente nella lettura, non vedo l’ora di arrivare alla parte di cui non so nulla. L’unico indizio, una frase: una storia che si svolge dentro un’unica stanza. Che palle, ho pensato. Che noia.

E con questa premessa cosa posso dirvi senza rovinarvi il divertimento? Che ci metterete un po’ a capire cosa sta succedendo, e quando lo capirete, sarete fagocitati dalla enormità della scoperta, e dalla ristrettezza di quella Stanza.

Il male e l’amore materno, la generosità e l’avidità, la meschinità e la capacità di immaginare sempre un futuro, la claustrofobia di una condanna e la sconfinata magnificenza della mente, dei sogni.

L’idea di questo libro mi è piaciuta molto: raccontato attraverso gli occhi di un bambino minuscolo, ci parla di una specie di attualità universale. Mi ha fatto pensare che la libertà può diventare più soffocante della prigionia; ma è impossibile tornare indietro dopo averla conosciuta.

Il libro ha dei momenti di stanchezza e di calo di ritmo; a volte mi ha dato l’impressione di essere a corto di idee su come andare avanti. Ma poi si è riscattato. Comunque curioso, originale, pieno di speranza, che vi consiglio.

Il libro: stanza, letto, armadio, specchio

L’autore: Emma Donoghue

Bacino di utenza: tutte le donne, soprattutto le madri, e tutte quelle che vorrebbero esserlo. Senza avere troppa paura.

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4 commenti

  1. Ne avevo già letto sul blog di Francesca Magni… Mi piacerebbe leggerlo!

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  2. Cara Cugggina, stavolta non mi cogli impreparata, il libro lo conoscevo e lo evitavo…anche a me Francesca Magni ne ha tessuto le lodi ma l’argomento è troppo “scabroso”, non riuscirei proprio a digerirlo…altro che “senza paura”

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    1. Polimena, è un libro dolcissimo, ti piacerebbe! Non ti far spaventare

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  3. Concordo Cugginageno, è un libro che parla del potere senza limiti dell’amore materno. Parla anche della follia umana, ovvio. Parla di come per i bambini il mondo sia quello che offriamo loro (responsabilità spaventosa!). E poi – ma questo è qualcosa che ho colto io e non è detto che risuoni in tutti i lettori – parla di cosa significhi uscire da una prigionia e di quanto rinascere anche dalla prigionia più odiosa e crudele significhi ripartire da capo, senza pelo né piume, nudi e soli… Faremo capitolare Adele, che dici?

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