O tempora o mores 2: I romanzi di (s)formazione

Da La Lettura de IlCorriere

Mah…

I romanzi di (s)formazione.

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7 commenti

  1. Interessante, ne hai letto qualcuno? Una deriva un po’ artificiosa come molta della letteratura moderna.

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    1. Ho letto solo quello della Veladiano, La vita accanto. Non male ma non mi ha fatto impazzire, l’ho trovato “lieve”. Nonostante questo non mi è parso di ravvisare, come sostiene l’autrice del pezzo, che “fin dalle prime righe la protagonista Rebecca mostra di sapere tutto ciò che c’è da sapere sulla vita di una donna brutta”.

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  2. Ti avevo annunciato un libro bellissimo in arrivo, si tratta di Niente, citato anche nel pezzo del Corriere. Un libro molto crudele e molto vero, forse dopo averlo letto si capisce meglio cosa voglia dire la giornalista. Ho amato la Veladiano ma riconosco una maturità e molta consapevolezza nei suoi personaggi, meno “da formare” come invece sono quelli del libro della Teller. Te lo porto dopo Pasqua 🙂
    Liz

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    1. Niente (Feltrinelli) di Janne Teller…ora vado un po’ a cercare informazioni.
      Ida Bozzi può anche aver ragione sul concetto che esprime, non posso saperlo non avendo letto la maggior parte dei libri che cita. Quello che mi dà fastidio, come sempre, è il tono dolente e critico: non ci sono più i libri di una volta, non ci sono più gli scrittori di una volta
      Cito dall’articolo: L’impressione però, da qualche anno a questa parte, è che alcuni protagonisti dei romanzi di formazione partano «già imparati», che nascano granitici e assai poco bisognosi di crescita, al più di un po’ di compagnia nella disavventura o di un orecchio cui raccontarla (il lettore) non senza qualche vanteria. «Guarda come me la cavo, io». Poco innocenti. Poco disponibili a formarsi e anzi già dotati di caratteri immutabili, e di convinzioni formidabili che essi stessi tentano di comunicarci di continuo. Pulcini che danno l’impressione di saperla già così lunga, con buona pace dell’«inesperienza» di cui parla Antonio Scurati.
      Ecco, è il tono alla o tempora o mores che non condivido.

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  3. Capisco, ma non mi lascio sfiorare da questi commenti generali perché sono pur sempre le opinioni di una singola persona, utilizzo invece queste occasioni come fonte di informazione. Pensa che Niente era già stato pubblicato da Fanucci e nessuno l’aveva visto… i recensori avrebbero dovuto parlarne tempo fa, invece 🙂
    Ora ne ho uno tra le mani che non era nell’elenco ma che fa parte dello stesso gruppo. Ti parlerò anche di “lui” (grazie per le correzioni :).
    buona giornata
    Liz

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    1. Beh, Fanucci non è Feltrinelli ma io su questo punto sono ottimista. Mi pare, e potrei ovviamente sbagliare, che alcune delle separazioni fra autori e pubblico stiano cadendo per cui, anche chi è poco conosciuto, può giungere al grande pubblico attraverso dei canali che non sono per forza i soliti (marketing e “nome”della casa editrice).

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  4. E’ un’illusione cara Polimena, può succedere ma sono eccezioni. Il grande pubblico non è quello che sta sul web, non ancora almeno e non nell’immediato futuro. Può essere utile per un buon passaparola, ma non per tutti e non su tutto. Perciò è stato un bene che Feltrinelli abbia ripreso Niente. Anche le piccole case editrici stanno imboccando strade pericolose, sempre meno di qualità sperando nel “colpo grosso” e dimenticandosi la loro funzione culturale. Ne parleremo.
    Liz

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