Le Dimissioni della Parrella

Valeria Parrella, giovane scrittrice napoletana, sa scrivere. Inutile negarlo.
Lettera di dimissioni è l’ultimo suo romanzo ed ha una prosa che incanta, anche se spesso densa, corposa, piena di virgole. Ci sono frasi che devo leggere e rileggere per comprendere a fondo eppure questa apparente complicazione rende la sua scrittura unica. Un ottimo italiano inframmezzato da aggettivi e costrutti tipici della parlata napoletana come mi piace assai, fetente oppure l’uso del verbo in fondo alla frase, incatenano questo romanzo al territorio nel quale per la maggior parte si svolge:  Napoli e dintorni.

Valeria Parrella sa costruire immagini evocative, come quando descrive Clelia sull’assolato balcone dei nonni materni, con le gambe protese fuori dalle grate che sogna di librarsi in volo o come, ancora, a pagina 10 quando immagina, lei giovane, la sua vita futura: ” E così quello che restava a me era questa impressione: che la vita stava tutta fuori di me, era nel passato, nel futuro, nelle cose. Nelle parole. Nei gesti degli altri. Che mi si concedeva per brandelli, e che quei pezzi non erano gli stessi che riuscivo a catalogare e nominare con il sussidiario. Quella fetente stava da un’altra parte, mi aspettava dietro gli angoli come i gatti all’agguato. E io prima o poi le sarei andata incontro.

Lettera di dimissioni è l’ultimo atto che la protagonista del romanzo, Clelia, compie nel libro. Eppure le dimissioni sono esplicitate sin dal titolo. Lettera di dimissioni da una società che ha perso senso e nella quale, dopo aver partecipato attivamente ed essere salita agli onori della cronaca, Clelia non si riconosce più.

Per capire il suo percorso logico però la Parrella ci dà le coordinate, ci spiega le origini della famiglia, il senso sano del rispetto per le istituzioni e per la legalità, la madre che non telefonerebbe mai dal telefono dell’Acquario nel quale lavora, il padre impiegato comunale che non avvalla pratiche scorrette, le visite nella Pompei archeologica, il nonno professore di latino che usa la sordità per difendersi dalla moglie incattivita dalla vita, la zia naif e senza figli che si innamora della divisa ingallonata del custode del sangue di San Gennaro, lo zio ballerino a dispetto della famiglia, la bisnonna russa che di cognome faceva Checov.

La storia della sua famiglia e della sua difficoltosa via verso il successo e l’affermazione sono la chiave per leggere la scelta estrema di Clelia, le dimissioni da una società alla quale sente di non appartenere perché come le dice sua madre Lucia: “Quando il confronto è impossibile, non fare niente è ancora la forma più efficace di azione politica”.

Il libro: Lettera di dimissioni

L’autrice: Valeria Parrella

Bacino di utenza: un libro italiano di una “giovane” scrittrice, dedicato a chi ama la nostra bellissima lingua e a chi ne apprezza le sfumature che traspaiono dall’uso di inflessioni e aggettivi che la connotano regionalmente.

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2 commenti

  1. Che bella descrizione, così viva che viene voglia di aprire subito il libro. E poi sembra un romanzo che parla alla parte migliore di noi… e ne abbiamo un gran bisogno!

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  2. La Parrella è tra i pochi scrittori capaci di parlare di Napoli senza contaminarsi con le solite macchiette, la pizza e il mandolino…

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