Il coniglio divino

Con questo libro in mano ho fatto una serie di brutte figure notevole. Scoppiavo a ridere da sola, irrefrenabilmente. Rileggevo, e anche se conoscevo già la battuta ridevo ancora di più. Poi alzavo gli occhi, e mi accorgevo che tutti mi stavano guardando. Magari perché la mia risata aveva interrotto una conversazione su una malattia mortale, sulla fame nel mondo, sulla fine di un amore. Non so, forse sono io che me le attiro, queste situazioni.

Questa volta l’ho proprio scelto io. Quando dio era un coniglio. Non lo comprereste subito anche voi un libro così? Io non ho avuto dubbi. Era il libro per me. E infatti mi è piaciuto, molto, moltissimo.

È il racconto di una famiglia, dal punto di vista di una ragazzina, che poi cresce e diventa adulta. Ma rimane sempre figlia dei suoi genitori, e soprattutto sorella di suo fratello, e amica della sua compagna di scuola.

Nel libro non c’è nulla, assolutamente nulla, sulla vita di questa ragazza. Ma vi dico niente di niente. Se si innamora, se si ammala, che lavoro fa. Niente cose così, niente risposte alle domande che si fanno alla rimpatriata coi compagni di liceo. Niente.

Io non me ne sono accorta finché nel libro non c’è stato un piccolo accenno ad un fidanzato, ad un dovere lavorativo. Perché, nonostante questa mancanza, la ragazzina, e poi la donna Elly non è un personaggio fumoso, poco definito, sfuggente. Io l’ho trovato nitido, preciso, e l’ho sentito vicino vicino. Ammetto che l’ho quasi invidiata questa ragazza, anche quando soffre un dolore grande, e poi uno ancora più grande. Perché Elly è perfettamente definita dall’amore che la circonda, dai rapporti che ha con le persone che la amano, e dall’amore che lei ha per loro. I genitori, l’adorato fratello, l’amica Penny, i bizzarri amici di famiglia. E dio, ovviamente.


Le persone in questo romanzo viaggiano senza separarsi mai; so che non mi credete mentre lo leggete, ma è così. Non so bene quale trucco, quale magia l’autrice abbia usato per rendere reale questa sensazione di vicinanza, tra l’Inghilterra e New York, tra i vivi e i morti, tra la campagna sperduta e la metropoli, tra il non-tempo e l’attualità. Eppure è così. Tutto è raccolto in questo romanzo, tutto è incollato insieme, tutto è indissolubilmente legato. Gli adulti invecchiano, i malati muoiono, i bambini crescono, gli amori degenerano; tutto cambia, ma niente finisce; niente muore. E noi siamo quello che siamo, e anche se qualcosa ci porta via rimaniamo presenti, costanti. Perché l’amore che ci circonda ci disegna il contorno, ci definisce. E l’amore, almeno in questo strano libro, non muore mai.
Ma non dimenticate che soprattutto ho riso, mamma mia, quanto ho riso!
Il libro: Quando dio era un coniglio
L’autore: Sarah Winman
Bacino di utenza: a chi pensa che l’amore non muoia, a chi pensa che la morte non esista. Ma soprattutto a chi ha paura; a chi pensa che l’amore non esista e che la morte ci porti via.
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9 commenti

  1. La lista dei libri da leggere si allunga. Ma come fa questa cuggginageno a farmi appassionare ad un libro senza che l’abbia ancora letto???

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    1. Succede sempre anche a me così, dalla nostra infanzia…e mi ha pure appiccicato la passione per le parole crociate senza schema!!

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  2. Ma che brava! Leggere queste recensioni e cercare su amazon per scaricare è tutt’uno. Questo era già un sito pericoloso per le mie finanze, ma adesso che il fronte di fuoco continua ad aumentare mi sa che dovrò fare un mutuo…e comunque lo leggerò perché ho proprio voglia di ridere!

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  3. Ecco, mi permetto di postare qui il commento al libro di Stravagaria. Oramai sono convinta, lo devo leggere!
    http://stravagaria.wordpress.com/2012/04/26/un-coniglio-chiamato-dio/

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    1. cugginageno · · Rispondi

      Evvài!

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  4. […] Ringrazio le amiche del blog “le tre cugggine” per i preziosi consigli di lettura a cui devo la scelta di questo romanzo e del precedente. […]

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  5. Sto finendo il libro, bellissimo. Grazie per il consiglio!

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  6. Finalmente l’ho letto! E qualche sguardo stranito me lo sono beccata anch’io mentre sghignazzavo tra me e me leggendo la parte iniziale in sala d’attesa all’aereoporto…

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  7. Mi fate venire voglia di rileggerlo

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