Dormire è un po’ morire, svegliarsi è un po’ rinascere: “Non ti addormentare”

Non ti addormentare non è un sacco di cose. Non è certo un capolavoro della letteratura inglese né di alcun altro paese; non è una esplorazione di sentimenti; non è profondo, non è esistenziale, non è filosofico. Però non ne sono così sicura, forse è esistenziale, forse è filosofico.

Ricomincio. Questo libro è un sacco di cose, ma io ne scelgo poche di cui questa volta sono sicura. Questo libro è un thriller; questo libro è un esercizio di scrittura molto ben riuscito.

L’autore racconta di una donna che ogni volta che si addormenta profondamente dimentica tutti gli avvenimenti recenti, risvegliandosi convinta di essere in un qualche punto del suo passato. Basta, della trama non dico altro.

Cosa dico allora? Di non cominciare a leggerlo se avete poco tempo. A me sono accaduti fenomeni strani. Avrei voluto che il viaggio in treno per andare al lavoro durasse per sempre. Avrei voluto che il mio turno dal medico non arrivasse mai. Passavo la giornata al lavoro in attesa di poter fare il viaggio di ritorno. Andavo a letto alle dieci. Solo perché volevo continuare a leggere. Sono finalmente sicura di poter dire che questo libro è una panacea se volete far passare il tempo in fretta. Ma io vi ho avvisato: vi trasformerete in soggetti ossessivo compulsivi finché non l’avrete finito.

E il merito è dello scrittore; perché sceglie di scrivere un giornale dove la protagonista raccoglie i ricordi che scopre oggi, per poterli recuperare il giorno dopo. Quello che leggiamo è solo quello che lei riesce a scrivere, o vuole scrivere, o che rimane dopo… No, non ve lo dico. Ma lui è bravo, veramente bravo. Anche di questo sono sicura. E anche se l’autore  forse perde qualche colpo nel finale,  si riscatta con una ultima scelta che secondo me è perfetta.

E veniamo a quello di cui non sono sicura. Una volta appagata la voracità della prima lettura, l’impulso di girare pagina per sapere cosa succederà dopo, una volta messa la parola fine e digerita la sensazione di vuoto e di mancanza che questi libri lasciano sempre; rimane una domanda strana, un dubbio, un vuoto più grande.

Cosa siamo senza il nostro passato? Cosa siamo quando non possiamo progettare un futuro che vada al di là di oggi? Mi sembra di risentire certe manfrine trite e ritrite: siamo fatti del nostro passato,  e su quello costruiamo il futuro bla bla bla. Ma cosa siamo se non ci ricordiamo? C’è qualcosa di noi, che è quello che siamo davvero e basta? C’è una essenza di noi che trascende l’accidente della memoria?

Non lo so; qui parlavo di un thriller, non filosofico, non esistenziale…

Il libro: Non ti addormentare

L’autore: S. J. Watson

Bacino di utenza: pendolari, operatori al casello dell’autostrada, portieri di stabili abitati da coppie anziane e vedove arzille, malati di insonnia; divoratori di libri senza pregiudizi sui “gialli”. E poi tutto il resto dell’umanità: a tutti capita di dover armarsi di pazienza e aspettare.

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7 commenti

  1. Bello il tuo commento. Sai che il libro l’avevo visto ma la copertina proprio non mi attirava. Vabbè, adesso dopo la tua recensione posso prenderlo in considerazione. Ah, io faccio parte della categoria “divoratori di libri senza pregiudizi sui gialli”

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  2. Andrea · · Rispondi

    Perfetta recensione di uno stupendo esempio di scrittura. Ho provato la stessa voglia di non chiudere mai il libro (l’e-book reader nel caso specifico) anche se inesorabilmente le attese terminavano ed ero costretto a farlo.
    Ottimo libro, ottima recensione, ottimo consiglio 🙂

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  3. La lista si allunga ma questo non me lo posso perdere! Mi sembra di capire che è uno di quei libri in cui senza dover pensare troppo ci si abbandona al piacere della trama. Un romanzo da ombrellone di l’asse, come li chiamo io. Grazie per le belle segnalazioni!

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  4. Scusa il refuso… “ombrellone di classe” i correttori automatici a volte non aiutano!

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    1. Ero convinta fosse un toscanismo, mi piace “ombrellone di l’asse”; è un po’ come il latte a lunga conversazione!

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  5. Ma hai letto in Inglíscc o Italiano?

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    1. Ciao amico Franco, l’ho letto in inglìscc!

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