Il tempo è un bastardo, ma non troppo

Sono rimasta molto sorpresa quando ho scoperto il titolo italiano di questo libro, che ho letto in inglese sotto le mentite spoglie di A visit from the Goon Squad.

Perché a me nel libro il tempo non sembrava bastardo, ma invece un motore, un meccanismo che permette ai personaggi di evolvere, una forza cieca ma positiva. Che ha creato il passato, che rende vero il presente, e ci proietta nel futuro; ineluttabile, ma indispensabile.

Il libro racconta due generazioni, persone che per caso, o per destino, si incontrano, si amano, si odiano, evolvono, involvono, si uniscono, si separano. E ciascuno è protagonista della propria storia, a volte artefice del proprio destino, a volte vittima; ma il successo e l’insuccesso, la felicità e l’infelicità, sono distribuiti casualmente, imprevedibilmente.

Un produttore discografico, da adolescente e poi adulto, marito, padre, e tutte le persone che gli girano intorno, amici, amanti, artisti. La gioventù e non più gioventù, l’amore e non più amore, tutto inizia e finisce, quasi con un movimento circolare che dà senso a queste vite, senza mai giudicare i personaggi.

Banale? Forse. Ma le storie singole sono come i fili di un tessuto, ed è il modo in cui sono intrecciate, il ritmo impresso alle trame, la varietà delle vicende, la diversità dei punti di vista, è la capacità dell’autrice di dipingere un quadro più grande, completo, compiuto, che rende notevole questo libro.

Il libro: Il tempo è un bastardo

L’autore: Jennifer Egan

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