Che cena…La Cena di H. Koch

Un libro che credo sia più che altro un’operazione di marketing, un libro per far parlare, per discutere.  La trama in sintesi è questa: due fratelli con le rispettive mogli si incontrano in uno schiccosissimo ristorante olandese per parlare dei loro figli. L’argomento viene rimandato in continuazione perché è talmente scottante che è difficile da affrontare. I due cugini, figli delle coppie, hanno dato fuoco ad una barbona che dormiva nello spazio di un bancomat. Nessuno ancora ha riconosciuto l’identità i ragazzi nelle immagini trasmesse in continuazione sui Tg nazionali se non i genitori stessi. Cosa faranno i genitori a questo punto?

L’ho finito di leggere ieri sera con un senso di disgusto che cresceva pagina dopo pagina. Non posso dire certo che il libro sia scritto male o che l’argomento non sia interessante, tutt’altro. Come operazione di marketing orchestrata per far parlare,  credo sia perfettamente riuscita.

Ma  da madre chioccia quale sono posso dire con sicurezza che non avrei mai il coraggio morale di difendere i miei figli dall’indifendibile. Ed ancora, di fronte a frasi come quella che riporto sotto, mi si ritorcono letteralmente le budella dal nervoso:
“Io e Claire abbiamo sempre pensato che Michel debba poter andare avanti con la sua vita. Non vogliamo instillargli alcun senso di colpa. Voglio dire, ha sì una colpa, ma non si può neanche sostenere che una senzatetto che si mette a dormire nella cabina di una bancomat sia l’innocenza in persona. E’ invece facile arrivare proprio a questa conclusione, se ci si basa soltanto sulle norme giuridiche che si applicano qui da noi. Si sente dire ogni giorno: dove andrà a finire la gioventù degenere, ma mai una parola sui vagabondi e sui senzatetto debosciati che si mettono a dormire dove meglio credono”.
Il libro: La Cena
L’autore: Herman Koch
Bacino di utenza: Vedete voi…

 

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Un commento

  1. E’ un libro che si fa leggere, che ti prende. Almeno. Io ho fatto l’errore di leggere il nuovo romanzo di Koch, “Villetta con piscina”: l’ho trovato inutile e insopportabile. Nemmeno all’altezza dell’altro come coinvolgimento. Da evitare.

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