Le castagne al fuoco

Ho riflettuto a lungo sul da farsi, poi per onore di cronaca ho deciso di sciogliere la riserva e mettere giù, nero su bianco, qualche inutile parola su uno dei fenomeni letterari degli ultimi anni, e non esagero, basta googlarlo e in un attimo se ne parla bene, se ne parla male…insomma se ne parla!

Comincerò da lontano.

Mio nonno aveva un castagneto, ogni anno in autunno ci si riuniva in questo fazzoletto di terra pieno di alberi di castagno rigogliosi e tutti insieme ci prodigavamo al riempimento di grandi sacchi di iuta, chi era più lesto toglieva il riccio, chi badava al volume lo metteva tal quale a scapito del malcapitato che sarebbe di lì a qualche giorno andato a prelevarne una manciata per arrostirle.

Al termine della giornata di lavoro, in un punto senza alberi veniva acceso un grande fuoco e all’interno bisognava lanciare le castagne, con riccio, senza riccio, ma tutte rigorosamente integre, di modo che quando il frutto avesse raggiunto l’opportuna temperatura e pressione sarebbe schizzato fuori dalle fiamme colpendoci a turno e affidandosi definitivamente a noi per il passaggio successivo: sbucciare e mangiare.

Il momento delle esplosioni arrivava senza il minimo preavviso, si saltellava di qua e di là per evitare le pallottole roventi ma in fondo le si cercava per gustarne lo strepitoso sapore di primizia.

Il libro è proprio come una faticosa giornata di lavoro campestre che ti promette sempre un epilogo ristoratore, quando l’epilogo arriva ti colpisce in viso con contenuti non bene identificati e di difficile connessione, la delusione è intensificata dalla sensazione che anima la lettura delle ultime pagine e cioè che arrivando alla fine si verrà finalmente premiati.

Insomma le ultime 100 pagine sono inutili, non aggiungono, non arricchiscono non spiegano e non ristorano il cervello affaticato dalle prime 200 che se pur gradevoli restano, comunque, asettiche.

Pensando di infliggermi la stilettata finale ho visto il film: è meglio del libro. La regia è mirabile, è stato sceneggiato nell’unico modo possibile, gli attori sono molto bravi, congelati credo per copione, ma bravi. Insomma sul film mi ero sbagliata!

Il libro: La solitudine dei numeri primi                                                

L’autore: Paolo Giordano

Il bacino di utenza: Aggiungiamolo alla teca dei libri acquisiti per cultura generale.

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