Fontaine

In occasione della mia visita al Modern Tate Gallery a Londra nell’agosto del 2006 tra le opere in quel momento ospitate durante una rassegna di arte moderna, diciamo dal dadaismo in poi, ho visto per prima, in bella posta, nella prima sala, l’opera “Fontaine” di Marcel Duchamp. Uno splendido esemplare di orinatoio, anche un pochino incrostato, riverso inerme su di un enorme cubo grigio, gentilmente sottratto ad una collezione privata affinché noi comuni mortali potessimo ammirarlo. Non nascondiamoci dietro un dito, ho avuto un sobbalzo ed ho pensato in francese: ”Che ci fa un cesso qui?”. Ho celato lo sconcerto, ho proseguito la visita, e non appena mi è stato possibile ho cercato di capire perché. La faccio breve in quanto non sono Achille Bonito Oliva: Fontaine era un attacco calcolato alle più rigide convenzioni dell’arte, le interpretazioni simboliche, poi, si sprecano (per info www.understandingduchamp.com). Ho riflettuto a lungo in quella occasione, e mi sono data una risposta, anzi mi sono posta una domanda : “Lo avrei saputo fare io?” prontamente il mio insider mi risponde:”No, di certo”. Ecco perché difendo Fontaine dai detrattori, perché è un’idea, un linguaggio, e solo un genio avrebbe saputo concepirla.

Veniamo a noi, prima che vinca il premio Strega e dopo che ha vinto il premio Campiello Opera Prima, ho letto Acciaio di Silvia Avallone, 12 ristampe da gennaio ad oggi, è stato necessario rompere il fioretto di non comprare i libri quando costano un botto. Non ha uno stile che incanta, fluisce rapido nella lettura ma di certi punti dopo poche pagine non rammenti nemmeno l’esistenza. Un’impresa difficile, perché tenta di riformulare un modello che è ormai lontano, quello dell’operaio e della sua fabbrica come li conosce la generazione dei nostri genitori, che viene rimpiazzato con successo con i nuovi simboli e le nuove strategie del management industriale contemporaneo.Il tutto è sapientemente intrecciato da sentimenti intensi e abbastanza universali, rinfrescando anche le descrizioni dello status sociale della classe operaia.

Non mi è piaciuto molto, ma ho apprezzato l’idea e lo sforzo. Insomma anche in questo caso mi sono chiesta :” Avresti saputo farlo tu?” e ancora il mio insider mi ha risposto :”No, di certo!”, sarò però sincera prima che paragoniate la Avallone a Duchamp o peggio ancora Acciaio a Fontaine, sono tantissime le cose che non so fare…

Il libro: Acciaio

L’autore: Silvia Avallone

Il bacino di utenza: FIOM, CGIL, CISL, UIL, …a seguire gli altri, con dedica:qualcosa è cambiato.

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Un commento

  1. polimena · · Rispondi

    cugggina sei sempre fortissima; non essendo iscritta a nessuna delle categorie rappresentate dal bacino d'utenza, credo NON lo leggerò. A prestissimo, davvero stavolta!!!

    Mi piace

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