Su esplicita autorizzazione dell’autore

CalMa e “Le Correzioni” (da Anobii)

Mi sono chiesto perché (e, per inciso, non ho ancora una risposta) mi siano venute in mente, riponendo il libro nello scaffale, le parole di Ungaretti riguardo a ciò che un uomo deve fare: “amare molto, anche errare, molto soffrire, e non odiare mai”.
“Le correzioni” esplora una ferita aperta e non la cura.
La lascia all’aria intenzionalmente perché tutto è decadimento, tutto è entropia.
Non ha ricette, non ha nulla da insegnare, non ha speranze, non ha pietà, non ritiene di imparare né tantomeno di insegnare alcunché.
Il titolo, “Le correzioni”, è un’assurdo, è un falso.
Le correzioni vere non sono azioni arbitrarie.
Sono eventi subiti, imprevedibili, si incistano, segnano e intanto passa la tua vita.
Mi rendo conto che questa non è una recensione utile a chi vuol sapere qualcosa della trama, dello stile, se è un libro che vale la pena leggersi e perché.
Ma io non posso farci niente: mi sembra riduttivo, quando affronto letture come queste, che sono storie che bruciano, con personaggi che avresti abbracciato, qualcuno l’avresti preso a cazzotti, con qualcun altro avresti voluto bere, fumare, ti saresti innamorato certamente di Denise, qui, la chef, la piccola Denise, mi sembra riduttivo parlarne, come quando hai una ferita aperta che luccica, ti sei fatto un taglio e ti chiedono come stai? ti fa male?
“Le correzioni” è un abbraccio che accoglie ripugnando.
Se non si ha alcuna esperienza con gli antagonismi dell’anima questo libro è da evitare assolutamente: è noioso, è ridondante.
Ma d’altro canto se quanto segue stuzzicasse una corda che sonnecchia…
La strana verità su Alfred era che l’amore, per lui, non era questione di avvicinarsi ma di tenersi a distanza.

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Un commento

  1. anonimo · · Rispondi

    l’autore ringrazia 😀

    Mi piace

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