Il sangue, su un uomo nero, si vede appena

La scrittrice ha vinto il Booker Prize nel 1997, vive attualmente a Nuova Delhi. E’stata condannata nel 2002 dalla Corte Suprema di Dehli per oltraggio. Questo libro è di fatto il suo unico romanzo, semi autobiografico. Sono seguiti saggi e articoli su questioni politiche e sociali.
Il Dio delle piccole cose è centrato sul confronto fra caste, sulle difficoltà di integrazione dei più deboli e racconta una splendida storia di amore e di amicizia. Amore di un intoccabile per due giovanissimi gemelli eterozigoti più ancora che per la loro giovane e bellissima madre, appartenenti ad una casta superiore.
“Dalith è una parola sconosciuta nel nostro vocabolario perché proviene direttamente dalla religione indu, con questo nome si chiamano milioni di persone fuori casta, ovvero gli intoccabili, perché non degni di appartenere alle caste superiori. In India tra gli intoccabili vi sono coloro che per tradizione familiare non appartengono alle caste dei bramini, ai guerrieri, ai commercianti, ma anche tutti quei popoli indigeni, abitanti della foresta, così detti Adivasi o tribali. Si differenziano dalle caste "alte"nel loro modus vivendi perché hanno meno leggi e formalità che regolano i rapporti tra la coppia, nella famiglia, con la comunità, la natura ed il resto del mondo. Non sono vegetariani, allevano ogni genere di animale e ne mangiano le carni. Sono, inoltre, considerati impudichi perché contrariamente alle caste alte non rispettano il divieto di non toccarsi: un esempio banale, per salutarsi ci si può abbracciare, mentre con le caste alte si fa il segno delle mani giunte”. (Fonte: Fondazione Pangea Onlus – 16 giugno 2005).
E chi siamo noi per giudicare l’organizzazione sociale di un paese? Nessuno.
Ma come è possibile che nello stesso paese che accoglie gli insegnamenti del Mahatma Gandhi e di Sathia Say Baba, persista una condizione legalizzata di discriminazione sociale così rigida? Forse la mancanza di mezzi affinché l’alfabetizzazione coinvolga tutta la popolazione, ma è uno stato transitorio, molte cose stanno cambiando. Certo è che fino a quando le classi più deboli restano anche le più ignoranti ogni progresso in questo senso è rallentato.
Nonostante il tema trattato sia molto serio, il libro è di facile lettura, gli argomenti si intrecciano incalzando il lettore a non distogliere l’attenzione finché non risulti chiaro cosa sta per succedere, finché l’ineluttabile non avviene. Le descrizioni del libro, soprattutto quelle della parte finale, e i sentimenti che trasmettono restano dentro per giorni e giorni. Si ha quasi la sensazione di partecipare al dolore per la punizione inflitta al Dio della Perdita, tarda a staccarsi di dosso il rimorso per aver tradito il Dio della Perdita e la vergogna per non essere stati traditi da lui e dal suo amore. Alla fine della lettura emergiamo dalle lettere che compongono le parole nelle pagine fitte di messaggi e faticosamente tentiamo di ritornare alla realtà, ci è sembrato di esser lì anche noi a guardare inermi e immobili mentre si consumava il massacro del giovane Velutha. Nemmeno lui reagiva, perché lui lo sa: è l’impulso subliminale che l’uomo ha di distruggere tutto ciò che non può né sottomettere né divinizzare.
Śānti
Il libro: Il Dio delle piccole cose
L’autore: Arundhati Roy
Il Bacino di utenza: Il libro deve assolutamente essere letto perché ha un valore sociale e per tenere a mente che
« C’è una sola razza: la razza dell’umanità.
C’è una sola religione: la religione dell’Amore.
C’è un solo linguaggio: il linguaggio del cuore.
C’è un solo Dio: Egli è onnipresente. 
»
(Sathya Sai Baba)
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Un commento

  1. polimena · · Rispondi

    Lo lessi molti anni fa, prestato da cugginageno. Ricordo che anche a me piacque molto per questo sostengo Danielonda…leggetelo!

    Mi piace

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