Ragazzi di vita non dolce

Come al solito quando mi appresto a leggere uno dei classici della letteratura italiana ho il timore di trovarmi di fronte ad un gran mattone. E’ un po’ un dovere morale quello che mi ha spinto a leggere Pasolini, così perché un autore del genere “va letto”. Ed anche questa volta, come mi è successo con Dostoevskj, con Zola, con Tolstoj, con Stendhal, mi sono dovuta ricredere.

Ragazzi di vita si svolge nella Roma distrutta del primissimo dopoguerra, 1946, ben prima del boom economico. Una Roma proletaria, dove non è facile trovare qualcosa da mettere sotto i denti, dove le scuole sono trasformate in ricoveri di fortuna per gli sfollati, dove le famiglie si dividono spazi ristretti e la convivenza si fa difficile. I bambini passano il loro tempo in strada, giocando e tirando a campare, bagnandosi nell’Aniene già sporco degli scarichi delle fabbriche. I ragazzi vivono di espedienti, rubacchiano e si prostituiscono per guadagnarsi qualche spicciolo per mangiare, per fumare, per andare al cinema. Pare che il libro, appena uscito fosse messo al bando proprio per i riferimenti alla prostituzione maschile. Ora la cosa fa quasi tenerezza, i rapporti fra i giovani e gli uomini in cerca di piacere sono appena tratteggiati, adombrati, niente di scandaloso ai nostri occhi.

Lo sguardo di Pasolini passa dallo sguardo distaccato ma commosso e partecipe della folla di poveracci che si arrabatta a vivere, alla descrizione poetica dei cieli della città eterna, che si tingono di arancio al tramonto. Una prosa difficile da digerire perché connotata da un linguaggio dialettale e pieno di riferimenti gergali ma che, superato lo scoglio iniziale, scorre via veloce e leggera.
Il libro: Ragazzi di vita
L’autore: Pasolini
Il bacino di Utenza: un libro che consiglio a tutti. Per chi ama i romanzi di denuncia sociale e i film del neorealismo, per leggere di una Roma ben lontana da quella della Dolce Vita.

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2 commenti

  1. Ma lo sai che io quando avevo sedici anni ho provato a leggerlo e non sono andata oltre le prime pagine? Proprio per la scrittura gergale. Non l’ho mai più ripreso, mi sa che questa è la volta buona. Ci riprovo e ti faccio sapere.

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  2. Io, invece, sono riuscita a leggerlo tutto, proprio quando avevo all’incirca 16 anni. Nel tema di questo blog… un’estate afosa e umida avevo trovato il libro su uno scaffale della nostra casa in campagna, a Garofolo. Il ricordo è piacevole, ma certo una rilettura non mi farebbe male.

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