Il codice del corpo e le beffe dell’amore

Succede sempre così, all’improvviso, che un autore che hai già bollato come non adeguato alle tue esigenze di lettore, per un qualche inspiegabile gioco, ti venga sotto gli occhi con un titolo che nemmeno avevi notato, apri il libro e il primo rigo recita :”Perché è la perdita la misura dell’amore?”. Potresti chiudere il libro e riporlo nello scaffale, perché gli otto termini che compongono la frase iniziale danno già abbastanza da riflettere e con una certa supponenza pensi anche di aver capito il collante dell’intera vicenda, continui a leggere e scopri che c’è di più, molto di più.
E’ una storia d’amore molto intensa, narrata da una voce della quale non si sa il nome e per la cui persona è praticamente impossibile stabilire il sesso. L’età, il mestiere, il colore degli occhi e dei capelli, ma non il sesso, quasi a dire che è un particolare del tutto trascurabile.
Scritto sul corpo c’è un codice segreto, visibile solo in certe condizioni di luce; quello che si è accumulato nel corso della vita si trova lì. In certe parti il palinsesto è inciso con una forza tale che le lettere si possono sentire al tatto, come fosse stato scritto in braille. Preferisco tenere il mio corpo ripiegato, al riparo da occhi indiscreti. Mai aprirsi troppo, svelare tutta la storia. Non sapevo che Louise avesse mani capaci di leggere. Mi aveva tradotto nel suo libro personale.”
La scrittrice riesce a creare dei momenti di forte trasporto emotivo ma a sorpresa spesso trova anche il modo di infiltrare un po’ di sano english humor, e mentre sei lì che soffri per le vicissitudini di questa persona innamorata che si dibatte tra le dolorose alternative che le vengono offerte, all’improvviso ti sfugge una sonora risata per le staffilate beffarde che sbucano tra un rigo di amore e un rigo di dolore.
L’amore viene spezzato da una insana iniziativa della voce narrante, che, spinto da buoni propositi e da folle passione, lascia Louise alle sapienti cure del marito e scompare nel nulla. Sulla soglia della pazzia torna indietro a cercarla e non la trova più. Non si capisce bene come sia la fine della storia, quasi quasi direi che c’è un doppio finale, uno bello e uno brutto, e ognuno può scegliere il suo. Certo è che quando si agisce in modo che ciò che facciamo coinvolge altre persone, il minimo sarebbe chiederne il parere, perché poi potrebbe essere troppo tardi.
Il libro: Scritto sul corpo
L’autore: Jeanette Winterson
Il bacino di utenza: Per noi, che sappiamo leggere il corpo e spesso sappiamo anche scriverci spietatamente sopra.
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2 commenti

  1. polimena · · Rispondi

    leggendo la recensione sembra che il libro ti sia piaciuto ma poi, a sorpresa, lo cataloghi tra i libri sconsigliati…
    Nono so, sono in una fase di passaggio vorrei leggere solo libri leggeri e scorrevoli (tipo gialli) ed invece mi trovo fra le mani “Ragazzi di Vita” di Pasolini! Appena avrò un attimo di pace ne scriverò…

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  2. danielonda · · Rispondi

    mi sono confusa. Il libro mi è piaciuto davvero tanto, ma non sono un drago con il PC…in ogni caso ho fatto di necessità virtù e ho modificato l’indicazione da sconsigliati a consigliati.Alla prossima!

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