Quando una persona si divide in tre o più parti

 
Il libro contiene tre storie, ognuna completamente diversa dall’altra. Ogni storia interpreta un tipo di donna, la descrive, la denuda, scevra di tutti i fronzoli richiesti dal bon ton ognuna di queste donne cede alla sgradevole e realistica descrizione che l’autrice ci restituisce. Poi dicono che le donne non sanno fare autocritica…in questi scritti Simone De Beauvoire è semplicemente spietata.
Una donna spezzata è la prima storia, struggente e malinconica. Solito iter, fine della storia, coniugale, ma con un lunghissimo strascico come quello delle comete, che poi spariscono e non le si rivede praticamente più, non in questa vita almeno. La protagonista è a tratti semplicemente sdegnante e irragionevole e per questo incredibilmente vera. La paura dell’abbandono dà i brividi nelle descrizioni dell’autrice e la cecità che caratterizza le persone spaventate e sole si rivela a lungo la sola arma di difesa contro la risoluzione imminente. Leggere questa storia serve, per essere sicuri di non riconoscersi, chè spesso ci si dimentica che le sole cose ancora difficili da fare con il solo ausilio delle proprie forze e del proprio coraggio sono spaccare l’atomo e spiegare, senza l’uso delle formule, la fisica quantistica. Quest’ultima cosa l’ho vista fare da Max Plank in: La conoscenza del mondo fisico, ma lui ha vinto il premio Nobel!
Ne L’età della discrezione, il secondo racconto, l’autrice descrive le difficoltà di una coppia che tira un po’ le somme di una vita e si rimette in gioco imparando ad amarsi in modo nuovo. La protagonista è acre, malefica e frustrata. Cecità, ancora una volta, ma di fronte alle proprie fortune e ai propri traguardi. Se è vero che volere di più e guardare oltre è la forza della progettualità, ho sentito dire da persona accreditata che a volte “quando si ha difficoltà ad ottenere delle risposte, per non raggiungere il confine dell’inquietudine bisogna sapersi accontentare, almeno per il momento” (LB) ho deciso che è una saggia osservazione.
Ma forse la protagonista del racconto alla fine ci arriva, al punto di ammettere sconcertata :”La terra sta intorno a me come una vasta ipotesi che non verifico più”, della serie come viene me la prendo.
Nel Monologo finale il seme della follia è descritto con minuziosa precisione. La follia della madre che sopravvive al figlio, la follia della donna che perde il suo uomo, la follia della persona che dimentica la propria individualità, la follia dell’essere vivente che non ha più voglia di respirare, la follia dell’elettrone che si stufa di ruotare intorno al nucleo. “Perchè non ti degni ogni tanto anche tu di roteare invece di stare sempre appiccicato al tuo neutrone? Disse allora l’elettrone provocando la cessazione delle attività vitali”.
Il libro: Una donna spezzata
L’autore: Simone De Beauvoire
Il bacino di utenza: Il libro andrebbe letto da tutti ma non buttatevi dentro a capofitto se non vi sentite pronti a farvi travolgere dal dolore, dall’amore e dalla speranza non uno per volta…tutti insieme come in un gigantesco temporale di emozioni. Se non siete pronti, dopo, piovono lacrime. Garantito.
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Un commento

  1. polimena · · Rispondi

    Beh, Simone è sempre Simone. Questo libro ce l’ho, nascosto da qualche parte in libreria che aspetta di essere letto. Chissà, che non lo ripeschi dallo scaffale…

    Mi piace

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