Variegata imbottitura ovvero pacco a sorpresa
Sei tenue
lieve come piuma
esile, debole
di scarsa intensità.
Sei crasso
denso, spesso
intrecciato, aggruppato
pesante, tardo d’ingegno, tardone
a tratti sei lasso
spesso sei pigro
ti blocchi, non molli
ti pianti, mi abboffi
Sei pieno di idee malsane
e di umori cupi e grossolani.
La tua bocca è piccola e stretta
nella tua testa un marasma fa festa.
Mi ricordi un intestino
…di quelli che non funzionano a puntino!
Autore: danielonda
Bacino di utenza: I seguaci della magnesia Sanpellegrino,e gli igienisti dell’umore cosà c’è di più purgante di una grassa risata… con la G ?!
Marco Lodoli: Sorella
“Che la vivano gli altri, la vita, se ci tengono tanto, che si scontrino e si moltiplichino, che si diano appuntamenti e baci e spinte, che facciano tutto il rumore che serve per farsi notare, che chiedano per favore e voglio ancora. Che si facciano crescere le corna per caricare meglio. Io voglio avere il viso pallido delle suore, la loro grazia mansueta, grani freddi tra le dita” (pag. 8). Così Suor Amaranta spiega la sua decisione di entrare in convento, con la madre che la guarda “con gli occhi gelati dallo sgomento”.
Non è la chiamata di Dio ma la fuga dalla vita, la voglia di rifugiarsi e di scappare. E così Suor Amaranta invecchia in convento, è pervasa dai dubbi, guarda le sorelle che cantano le lodi a Dio con una sorta d’invidia.
Fino all’incontro con Luca, bambino introverso e taciturno, strano o speciale, inadatto o pietra preziosa, a seconda dello sguardo che si posa su di lui. Luca dirà a Suor Amaranta solo tre parole, parole che significano molto perché finalmente, dice la suora: “Avevo un compito, non potevo fallire, mi sentivo inadatta, sempre inadatta da quando sono nata, sempre a cercare un armadio in cui nascondermi.” Tre azioni che cambieranno radicalmente la sua vita, un incontro che sarà fondamentale per capire che bisogna saper chiedere, bisogna saper prendere, bisogna saper dare.
E niente sarà più come prima.
Questo libro mi è stato messo in mano da un’amica con un perentorio: DEVI LEGGERLO. E’ bellissimo e mai avrei pensato, da atea convinta quale sono, di immedesimarmi profondamente in una suora. La voglia di non partecipare alla lotta della vita, di guardare solo dall’esterno, la sensazione di essere sempre inadatti, la necessità di cercare un luogo in cui nascondersi, la sua verità piena di dubbi e di ripensamenti mi hanno fatto entrare profondamente in empatia con Amaranta. Mi sono sentita Suor Amaranta. E questo mi ha fatto sorridere…
Il libro: Sorella
L’autore: Marco Lodoli
Bacino d’utenza: chi si sente inadatto alla vita, per chi si sente spesso fuori posto, per chi spera di incontrare qualcuno che lo aiuti a saper chiedere, a saper prendere, a saper dare.
Addio a Wislawa Szymborska
Ho letto oggi che è morta la poetessa Wislawa Szymborska. L’ho scoperta da poco, grazie ad un’amica che me ne ha parlato e mi ha inviato una delle sue bellissime poesie.
Ringraziamento
Devo molto
a quelli che non amo.
Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.
La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.
Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l’amore non può darlo,
né riesce a toglierlo.
Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come un orologio solare,
capisco
ciò che l’amore non capisce,
perdono
ciò che l’amore non perdonerebbe mai.
Da un incontro a una lettera
passa non un’eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.
I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.
E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che si trovano in ogni atlante.
E’ merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perchè mobile.
Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.
“Non devo loro nulla” -
direbbe l’amore
su questa questione aperta.
(Da Vista con granello di sabbia. Poesie). La mia amica Francesca ne ha pubblicata un’altra qui Letto fra noi ed anche qui Lettofranoi e qui Addio
Il libro: Visto con granello di sabbia
L’autrice: Wislawa Szymborska
Bacino d’utenza: tutti, veramente. E se lo dico io che da poco mi sono convertita alla poesia è perchè davvero ne vale la pena. Sono poesie stupende!
Che cena…La Cena di H. Koch
Un libro che credo sia più che altro un’operazione di marketing, un libro per far parlare, per discutere. La trama in sintesi è questa: due fratelli con le rispettive mogli si incontrano in uno schiccosissimo ristorante olandese per parlare dei loro figli. L’argomento viene rimandato in continuazione perché è talmente scottante che è difficile da affrontare. I due cugini, figli delle coppie, hanno dato fuoco ad una barbona che dormiva nello spazio di un bancomat. Nessuno ancora ha riconosciuto l’identità i ragazzi nelle immagini trasmesse in continuazione sui Tg nazionali se non i genitori stessi. Cosa faranno i genitori a questo punto?
L’ho finito di leggere ieri sera con un senso di disgusto che cresceva pagina dopo pagina. Non posso dire certo che il libro sia scritto male o che l’argomento non sia interessante, tutt’altro. Come operazione di marketing orchestrata per far parlare, credo sia perfettamente riuscita.
Ma da madre chioccia quale sono posso dire con sicurezza che non avrei mai il coraggio morale di difendere i miei figli dall’indifendibile. Ed ancora, di fronte a frasi come quella che riporto sotto, mi si ritorcono letteralmente le budella dal nervoso:
“Io e Claire abbiamo sempre pensato che Michel debba poter andare avanti con la sua vita. Non vogliamo instillargli alcun senso di colpa. Voglio dire, ha sì una colpa, ma non si può neanche sostenere che una senzatetto che si mette a dormire nella cabina di una bancomat sia l’innocenza in persona. E’ invece facile arrivare proprio a questa conclusione, se ci si basa soltanto sulle norme giuridiche che si applicano qui da noi. Si sente dire ogni giorno: dove andrà a finire la gioventù degenere, ma mai una parola sui vagabondi e sui senzatetto debosciati che si mettono a dormire dove meglio credono”.
Il libro: La Cena
L’autore: Herman Koch
Bacino di utenza: Vedete voi…
COMUNICAZIONE DI SERVIZIO
Sei un blogger e ti piace leggere libri?
Allora puoi partecipare alla proposta di critica letteraria di Abel Books.
L’ufficio stampa di Abel Books lancia la proposta di critica letteraria rivolta ai Blog che nella rete si occupano di libri e culture.
I primi 50 bloggers che ci contatteranno riceveranno alcuni libri (nei formati richiesti di .pdf, .epub o .mobi) che dovranno poi recensire.
Abel metterà poi online sul sito e su Facebook il link dell’articolo.
In questo modo andremo a creare un flusso di lettura competente e professionale utile ai lettori che così potranno meglio orientarsi nella scelta del libro da leggere.
Se hai un blog di culture contattaci alla email abelbooks@hotmail.com
I bloggers possono anche visitare il catalogo e richiederci specifici titoli. Noi li spediremo in attesa della recensione.
Sei pronto?Tutto qui…ero pronta! A presto per le recensioni.
Guarda ma non guardare…
La punteggiatura è un optional, i dialoghi ad intuito. Per comprendere chi stia parlando bisogna leggere più righe e rimane sempre il dubbio di non aver capito, all’inizio del libro mi è capitato più volte di rileggere intere pagine prima di afferrarne il senso. Dopo un po’ ho smesso di farlo, ho cominciato a fagocitare le parole in realtà scappando dai contenuti ritrovandomi a provare un senso di timore pensando “ Ho paura di cosa può accadere ora, cosa può esserci di peggio di quello che ho letto nelle pagine precedenti, quanta meschina bassezza dovrò ammettere di riconoscere nell’animo umano, compreso il mio?”
«(…)I buoni e cattivi risultati delle nostre parole e delle nostre azioni si vanno distribuendo , presumibilmente in modo alquanto uniforme ed equilibrato, in tutti i giorni del futuro, compresi quelli, infiniti, in cui non saremo più qui per poterlo confermare, per congratularci o chiedere perdono. D’altro canto c’è chi dice che sia questa l’immortalità di cui tanto si parla(…)»
Il Libro: Cecità
L’Autore: José Saramago
Il bacino di utenza: La mia amica Mina G. mi ha regalato il libro, confessandomi seraficamente:: “Lo uso come test, chi resta indifferente è un fetente“. Ho detto tutto.
Dominique Manotti – Vite Bruciate
Pondage è un qualsiasi paese della Lorena dove sopravvive una fabbrica della Daewoo; la fabbrica vive solo delle sovvenzioni europee, la merce prodotta non ha mercato al prezzo di produzione, le norme di sicurezza è inesistente. Per dirla con le parole della Manotti, sindacalista e storica: “La fabbrica che è al centro del romanzo è stata messa in Lorena unicamente per avere delle sovvenzioni e non per produrre. Produce soltanto una classe operaia persa, perché sa benissimo che non produrrà niente”.
Le vite bruciate sono molte, sono qulle degli operai, degli immigrati di seconda generazione, delle donne che lavorano per mantenere i figli, dei capifabbrica con un vago senso dell’onore, dei giovani che credono, per un attimo, di essere padroni del proprio destino. Ed invece si trovano dentro ricatti finanziari di proporzioni immense. I giochi di potere fra i grandi magnati d’industria, come al solito, andranno a bruciare le vite di coloro che ogni giorno lavorano alla catena di montaggio mentre ai piani alti gli artefici di corruzione e ricatto resteranno ai loro posti, coperti, perché far scoppiare uno scandalo non converrebbe a nessuno. Sarebbe una sconfitta per tutti.
Quindi tutto tornerà come sempre, i morti seminati lungo la strada a causa delle fusione fra Daewoo e Thomson saranno bollate come “morti accidentali”, suicidi, incidenti. Basta conoscere le persone giuste ed ogni tassello tornerà al suo posto, ogni scandalo sarà sopito perchè “in una società come la nostra, un po’ all’antica, e con la cultura che ha, per farcela bisogna conoscere le reti reali del potere. L’associazione di cui parliamo (Associazione degli ingegneri del Politecnico) è una di queste reti e i suoi membri sono ai posti di comando di metà dell’economia francese…La loro associazione non resisterà al piacere di esercitare il suo potere, e verrà ascoltata…” (pag 275).
La finzione supera di poco la realtà perché la scrittrice francese, storica di formazione e di mestiere, con militanze in diversi movimenti politici e sindacali, ha preso spunto da un reale fatto di cronaca, lo scandalo finanziario della Thompson e la sua discussa fusione con Matra. Pondage è in realtà Longwy, una città che è stata uno dei poli più industriali di Francia e che ora è un paese dismesso di 2000 abitanti.
Critica sociale caustica e graffiante, dove non è facile distinguere bene da male, corruzione da onestà. Si parla di Francia ma a me sembra Italia, sembra Europa, sembra mondo.
Il libro: Vite Bruciate
L’autorice: Dominique Manotti
Il bacino d’utenza: tutti, da chi è stufo di essere solo parte dell’ingranaggio a chi guarda oltralpe come ad un altro mondo, un mondo migliore. Invece nulla cambia. Mai
Il superlibro dei coniglietti suicidi
Dicono che l’idea ad Andy Riley sia venuta vedendo un tostapane con due punte che sembravano le orecchie di un coniglio. Da lì in avanti è stata una cascata di vignette con i modi più strampalati e strani per suicidarsi da parte di teneri coniglietti. Le vignette fanno prima sorridere, poi ridere e poi sbellicarsi dalle ristate. Ridi soprattutto guardando le loro facce ebeti ed inermi che attendono la morte tranquilli, come qualcuno che attende una tazza di the al bar. Le invenzioni dei suicidi sono molteplici, dal truculento al macabro, allo sciocco, dal velocissimo al lentissimo tutte contraddistinte da un’incredibile creatività Però mai una goccia di sangue, mai una faccia terrorizzata, mai un urlo di dolore. Solo un’attesa tranquilla, che a volte può essere molto lunga
Sono giorni e giorni che rileggiamo Il Superlibro dei coniglietti suicidi con Lorenzo e Pietro, forse potrebbe non essere una lettura (direi una visione visto che da leggere c’è pochissimo) adatta a bambini di 6 ed 8 anni. Eppure loro si sono divertiti moltissimo, stilando le classifiche dei loro modi preferiti. A Lorenzo ovviamente piace un labirinto complicatissimo che dopo una serie di passaggi porta alla morte per rogo, Pietro preferisce il coniglietto che si siede sui gradini a bordo del mare aspettando l’alta marea con un mattone in testa, io preferisco il coniglietto che fa il solletico al sollevatore di pesi…
Comunque, in un modo o nell’altro si sorride, si esorcizza un pensiero fisso, ci si diverte.
Il libro: Il superlibro dei coniglietti Suicidi
Autore: Andy Riley
Il Bacino d’utenza: per tutti da 0 a 199 anni. Astenersi depressi cronici: potrebbero trovare metodi creativi per tentare il suicidio.
Agra vita anarchica
Dopo anni di letture silenziose, mi decido finalmente a condividere (alla quasi chiusura, con il solito perfetto tempismo…. ).
E’ probabilmente il ritorno stabile nella terra natìa che mi ha spinto a conoscere qualcosa di più sullo spirito anarchico radicato nel profondo della mia natura “carrarina”. Così ho cominciato a leggere storie, drammaticamente incredibili nella loro attualità, di personaggi come Giuseppe Pinelli, di cui conoscevo pochissimo oltre al fatto che fosse sepolto nel cimitero degli anarchici a Carrara, dove su molte lapidi è scritto “non pregate su questa tomba” (tra altri il libro di Adriano Sofri “La notte che Pinelli”).
Incuriosita e affascinata, ho continuato le mie esplorazioni con questo libro di Pino Corrias sulla vita di Luciano Bianciardi, “giovane intellettuale di provincia”, uomo dal feroce spirito toscano e dalla risata forte ma sempre scontento e arrabbiato, circondato da amici ma solitario e solo, disciplinato lavoratore ma incapace di sottostare a orari e regole altrui, perennemente in contrasto con se stesso e con la vita che ha scelto di vivere (o ha dovuto?) a Milano, contrapposta a quella lasciata a Grosseto, dov’è nato, fino a quando “quel legame spezzato finirà per diventare definitivo rimpianto”.
Non solo una biografia, ma un quadro chiaro e scorrevole dell’Italia tra la fine degli anni Cinquanta e gli inizi dei Settanta, quando “le Maremme sono ancora il posto più bello e più pulito del mondo” e la provincia (“Grosseto, Kansas”) è una terra di lotte contadine e tragedie in miniera, mentre Milano “è un unico grande cantiere”, in pieno fermento intellettuale e consumistico: Giangiacomo Feltrinelli fonda la casa editrice, Brera è abitata da pittori, fotografi e poeti, le prime televisioni entrano nelle case degli italiani e le automobili cominciano a riempire le strade, mentre “i soldi ti corrono dietro, e poi ti scappano davanti”.
E ai margini le figure di Cassola, Calvino, Vittorini, Montanelli, Jannacci…
Per chiudere l’anno in bellezza, anche se in maniera davvero un po’ agra. Auguri!
Il libro: Vita agra di un anarchico. Luciano Bianciardi a Milano
L’autore: Pino Corrias
Il bacino di utenza: per chi è in cerca delle sue radici e per chi le ha già trovate, per chi ama gli uomini tutti d’un pezzo (o quasi…), per chi ha voglia di conoscere qualcosa in più sui “miracolosi” anni Cinquanta e Sessanta.
Tatuaggio A-24020 ovvero cronaca della rasatura
Arriva casualmente il momento di leggere questo libro, dopo aver visto il film This must be the place, che del tema dell’olocausto tratta con delicatezza e rispetto senza mai tradire inutile pietismo, mettendo in moto l’energia della memoria.
E’ stato come leggere quella parte di storia che pensi di sapere a menadito, nulla potrebbe sorprenderti, a volte siamo quasi anestetizzati, come se fosse accaduto e basta, come se non potessimo farci nulla e perciò fossimo assolti.
Invece possiamo ricordare, ripassare e trasmettere, rabbrividendo e aggiungendo tasselli ad un orrore che non conosceremo mai abbastanza, sperando che nessuno riesca a negarlo.
Io per esempio, confesso, non sapevo della rasatura, dell’orrendo rituale che ti obbliga a non essere più un essere umano, ho provato schifo, mi sono immaginata spettatrice che sfiora il braccio di una SS e chiede: Perché?.
(…) Costrette a spogliarci completamente nude, davanti ad alcune SS e alle guardiane armate di bastoni, donne dal viso cattivo e prive di qualsiasi sentimento, fummo poi fatte sdraiare su dei lettini, come quelli in dotazione ai medici, e fummo completamente rasate in tutte le parti del corpo.
A questa mansione, erano addetti alcuni detenuti in camice bianco, che fungevano da barbieri. Da quegli uomini non udimmo neanche una parola, ma dal loro silenzio intuimmo che “ dovevano” farlo. In ultimo tentativo di difendermi da tanta violenza fisica e morale, serrai le gambe, cercando di coprirmi il seno con le braccia. Un nazista mi colpì con la canna del fucile e brutalmente gridò «Spalanca le gambe e fatti rasare! ».
In quel momento persi tutta la mia dignità e il mio pudore. (…)
Il libro: Il silenzio dei vivi
L’autore: Elisa Springer
Il bacino di utenza: Questo, come tutte le cronache sull’ olocausto, dovremmo leggerlo tutti, e poi rileggerlo a intervalli regolari recitando il mantra, non dimenticare, non dimenticare, non dimenticare….



